di Pietro Sorba

Sinceramente non pensavo che il tango potesse interessarmi. Per molto tempo successe quello che mi accade tutti i giorni con il caffè o con il mate argentini. Nonostante i vent´anni passati e vissuti a Buenos Aires, la tostatura della tipica tazzulella locale e il sapore della più emblematica e popolare infusione del paese continuano a esser pizzicotti ostili che non riesco a metabolizzare. Pensavo fosse così anche con il tango. All´inizio lo trovai eccessivamente melanconico. Inzuppato da quella melanconia che sfiora pericolosamente la depressione. E pensavo che forse questo era il segnale che giustificava l'uso massiccio della psicoanalisi da parte dei "porteños", gli abitanti di Buenos Aires.

Poi il tempo mi ha aiutato a capire. Non esiste un solo tango. Esiste il mondo della milonga e delle sale da ballo frequentate dagli appassionati locali. Esistono gli eccellenti spettacoli destinati ai turisti. All'interno di questo mondo esistono anime musicali diverse: il tango di Gardel, il tango classico, il tango moderno, quello di Piazzolla e quello di autori come Pugliese, Troilo e Cátulo Castillo. Esistono gli sguardi, gli ammiccamenti e il contatto fisico e sensuale del ballo.

Io mi sono innamorato dei testi. Piccoli e autentici poemi quotidiani che facendo uso del lunfardo (il dialetto codificato di Buenos Aires dove si incrociano parole dialettali genovesi, napoletane e di altre regioni italiane) descrivono meravigliosamente la vita, la morte, l'amore, il tradimento, l'amicizia, la goliardia, i guappi, i fanfaroni e la notte di Buenos Aires. A volte quelle strofe miricordano l'ironia e la sapienza che stanno alla base di alcune poesie di Trilussa.

Per spiegare meglio ecco una parte del testo di uno dei miei tanghi preferiti. Si chiama “Desencuentro” (Delusione) di Anibal Troilo e Cátulo Castillo:  "...amasti con tenerezza, e l'amore ti divoró da dietro, fino alle reni. Hanno riso del tuo abbraccio e così, senza pensarci un secondo, affondarono con rancore tutto l'arpone. Amara delusione, perché ti rendi conto che tutto è il contrario: hai creduto nell'onore, nella lealtà e nella morale...che stupidaggine! Per questo nel tuo totale fallimento di vivere, nemmeno sarai capace dell´ultimo colpo". Credo che non ci sia nulla da aggiungere.