Oramai è difficile non aver mai sentito pronunciare il termine “hipster”.


Prima o poi succede a tutti: durante un vernissage, a un concerto di una band sconosciutissima che suona indie rock, in una libreria (rigorosamente indipendente), in una boutique vintage o addirittura nella bocciofila sotto casa.


Questi, infatti, sono alcuni dei tanti luoghi bazzicati proprio da loro, gli hipster, ossia quei nuovi intellettuali alternativi che lottano costantemente per non essere etichettati come mainstream.

Si tratta dei protagonisti della nuova moda dilagante che dal quartiere newyorkese di Williamsburg si è riversata in tutto il globo terracqueo; tuttavia molti di coloro che si stanno convertendo a questo credo non hanno ben presente cosa deve o non deve fare un hipster per essere battezzato con quel nome.

A questo proposito, è finalmente arrivato un prontuario creato ad hoc per gli aspiranti baffuti che vogliono imparare tutto ciò che è necessario immagazzinare prima di fare il proprio debutto.



S’intitola Hipster Dixit. Manuale per diventare un Hipster con i baffi ed è il primo ebook interattivo che racconta per filo e per segno la nascita e l’evoluzione del fenomeno sociale e culturale che fa gola a tanti under e over 30.

Edito da Fazi e scritto da Camilla Sernagiotto, giornalista specializzata in musica, cinema, moda e lifestyle nella cui bibliografia si annoverano diversi romanzi declinati in musica (dal pop punk di cui è intriso il suo primo Sushiettibile alla storia del grunge-rock-punk tracciata nella sua seconda fatica I bambini sono nati con successo fino al doppio giallo Circuito chiuso/Annales, anch’esso uscito per Fazi, in cui l’indie rock dei Futureheads fa non solo da contorno, ma addirittura da protagonista), Hipster Dixit si propone come un prontuario da leggere, rileggere, consultare e spulciare a seconda del bisogno.


Arricchito di tavole grafiche che illustrano capi d’abbigliamento, must have tecnologici e accessori, l’ebook è un triplo concentrato di consigli in materia musicale, cinematografica, fashion, ma anche culinaria, sportiva e turistica, con tanto di indirizzario finale per non perdersi cupcakerie, bicicletterie, cinema d’essai, negozi di dischi, bistrot, bakery… insomma, i must visit degli hipster.



Ecco un'anteprima del manuale:



INTRO
Essere o non essere (hipster), questo è il problema.

Un’isteria generale sta dilagando. 

Basta aggiungere un’acca e una pi e l’epidemia prende forma e nome: hipsteria (tanto per citare la band I Cani).

Trend dell’ultim’ora, tendenza mordi-e-fuggi, filosofia destinata a durare o fenomeno passeggero che sia, si tratta di qualcosa che sta germogliando dappertutto. 
E con “dappertutto” non s’intende soltanto a livello geografico.

Dalla moda alla musica, dal cinema al food, dalla tecnologia alla letteratura fino a lambire lo sport, il termine “hipster” è sulla bocca di tutti.

Ma la domanda sorge spontanea: qualcuno saprebbe dire che cavolo significa questa parolina astrusa che riecheggia nelle caffetterie più trendy, nei festival indie rock e sui seggioloni retrò dei barber shop specializzati in cura dei baffi?
In realtà pochi, anzi pochissimi, sanno dare una definizione appropriata ed esaustiva di questo nuovo animale urbano che vive tra New York, Berlino, Parigi, Bologna e Milano, veste camicie di flanella a quadri con sotto T-shirt di band indipendenti, si ciba di hamburger biologici accompagnati da green tea o caffè ready-to-go da lisciarsi i baffi (fuor di metafora), calza scarpe Vans modello Slip-On e indossa jeans talmente stretti da fare un baffo (stavolta dentro la metafora) alle calze antitrombotiche della nonna.

Ebbene, ciò che questo manuale si prefigge di fare è proprio di raccontare tutto (ma proprio tutto tutto) dell’ondata hipster che ci sta travolgendo, soffermandosi ovviamente sui surfisti che quell’onda la cavalcano ogni giorno.
 Che, guarda caso, sono anche surfisti veri e propri, dal momento che l’hipster DOC non disdegna affatto lo sport (checché ne dicano coloro che lo confondono con quell’anti-Gatorade del nerd). 

Nonostante tenda a snobbare calcio/basket/pallavolo e tutti quei giuochi del pallone tanto amati dai comuni mortali (o meglio: da quelli che l’hipster etichetta come tali), il nostro esemplare della specie baffuta cittadina va pazzo per la tavola (da mare o da asfalto, a seconda che preferisca surfare o skatare) e, sopra ogni cosa, per la bicicletta. 
Ma quest’ultima, badate bene, non può certo essere la Graziella della mamma o la mountain bike del fratello (non sia mai!): deve per forza essere una fixie (a scatto fisso, ovvero con un solo rapporto possibile e sprovvista di meccanismo di “ruota libera”, per cui la pedalata segue il movimento della ruota posteriore e non c’è verso di frenare all’improvviso, a meno che non si metta in conto di sbucciarsi le ginocchia e rovinare così i pantaloni antitrombosi).

Se in queste sole due paginette vi siete rivisti in qualche atteggiamento, inclinazione od ossessione, il vademecum che avete tra le mani diventerà con ogni probabilità la vostra Bibbia culturale (almeno fino a quando non vi stuferete di essere hipster e diventerete, che ne so, metallari).

Nel caso siate già 100% hipster, riderete di gusto nel vedervi così scrupolosamente analizzati, come se foste sul vetrino di un microscopio.

Se siete aspiranti hipster, con questa guida dettagliata potrete diventarne membri onorari (e onoratissimi), scoprendo finalmente come diavolo dovete vestirvi, cosa cavolo vi toccherà mangiare, come ca**o si va su quella bici e cose simili.

Se invece state leggendo questo libro solo per farvi due risate alle spalle di chi a ’sta roba ci crede davvero, avete comunque scelto la lettura giusta.
E se vi state chiedendo se io sono una hipster, sappiate che lo scoprirete soltanto alla fine di questo prontuario.

Ah, dimenticavo: non so se avete notato che questa introduzione è scritta con il carattere Helvetica.
Che, non a caso, è uno dei font preferiti indovinate un po’ di chi?

Esatto.



Da Hipster Dixit: manuale per diventare un Hipster con i baffi (Fazi Editore) di Camilla Sernagiotto