di Barbara Ferrara

Buonasera Milano, buonasera agli italiani”: è con queste poche essenziali parole che Joe Bastianich, jeans stretti e berrettino sulla testa si presenta al pubblico del Blue Note al suo debutto milanese. Aspettando di tornare a essere giudice di MasterChef Italia, insieme a Bruno Barbieri e Carlo Cracco per la terza stagione del talent show in programma a dicembre su Sky Uno, si trasforma in un rocker in salsa country e registra il tutto esaurito nella sua unica data meneghina.

Dal roofgarden di Eataly sulla Quinta Strada dove si esibiva per divertimento accompagnato dai suoi compagni di avventura Mike Seay (percussioni), Eric Seay (basso e tastiere) Nicholas Coleman (prima chitarra) e Dean Amatuzzi (seconda chitarra e pedal steel), Joe Bastianich (voce e chitarra) fa gli onori di casa nel tempio del Jazz. E immediatamente, senza troppi preamboli, confessa il suo maggior timore: “Vedo che la sala è piena e ho un po’ paura…non ho il controllo che normalmente ho in tv nel mio solito ruolo”.

E chi l’avrebbe mai detto che dalle cucine dei suoi 26 ristoranti in giro per il mondo, dalla sua azienda vinicola e dagli studi di MasterChef Italia e Usa, il Restaurant Man più amato della televisione sarebbe finito in tournée con la sua band in giro per il Belpaese? Nel suo italiano maccheronico prova a spiegarla questa sua antica passione per la musica che condivide con il gruppo, tutti musicisti non professionisti che lavorano a Eataly a New York . “Come il cibo e il buon vino e anche qualcos’altro…la musica regala emozioni indescrivibili e ti porta ad esplorare mondi diversi…per questo sono felice di presentarvi questa mia nuova realtà”.

Tra cover di Neil Yound (da Everybody knows this is nowhere a Cortez the killer) a pezzi composti da Mike Seay, il neo-rocker trova spazio per invitare sul palco un amico, il giovane cantautore italo-inglese Franc Cinelli. Il giudice quando sale sul palco è generoso, si dimostra meno rigoroso che quando deve giudicare: si diverte con la chitarra, si concede qualche assolo, ha una voce tonda ma un po’ ruvida e poi lascia spazio alla sua band, così che ognuno possa essere protagonista e mostrare che si possono trasmettere emozioni anche senza essere professionisti.  Tra un brano e l’altro la serata sfuma tra battute sugli italiani che a colazione non conoscono nient’altro che cappuccino e brioche a forme improbabili di participi passati. Ma al Blue Note tutto gli era concesso perché il suo unico compito era regalare una serata di buona musica. E c’è riuscito.