di Fabrizio Basso

Gli Urka siberiani come chiave di accesso a un linguaggio che talvolta è oscuro anche ai russi. A farci da Virgilio in questo mondo dai confini incerti ma dall'anima certa è lo scrittore e tatuatore russo Nicolai Lilin. E' lui il protagonista della puntata de "Il corpo" in programmazione giovedì 17 alle ore 23.30 su Sky Arte.

Lilin parliamo degli Urka?

Non solo di loro. Anche ma non solo. Io cerco di raccontare un mio punto di vista personale. E' un approfondimento sulla criminalità organizzata russa in genere. Si parla di carceri, si citano documenti e libri.
Il suo Educazione siberiana ha aperto un mondo sconosciuto alla maggior parte dei popoli occidentali.
Ho fatto entrare la gente in un universo sconosciuto anche ai russi in molti casi. C'è una cultura illegale di certi ambienti che spsso resta nascosta alla gente.
Perché questi misteri?
La gente preferisce non sapere anche se fa parte della quotidianità. Se ne parla a scuola, ne parlano le mamme mentre preparano la colazione ai figli ma la tendenza è a non sapere.
Lei però focalizza il tema.
Io affronto l'illegalità in una famiglia. O in una zona o in un quartiere. Circoscrivo e approfondisco.
C'è differenza tra i tatuaggi russi e quelli dei latini.
Eccome. La Russia ha radici culturali più antiche. Basti pensare alla mummia della Principessa d'Altaj. E' stata sepolta circa 2500 anni fa e sul suo corpo si leggono ancora tatuaggi magnifici. Con le tecniche di oggi non si riuscirebbe a farli altrettanto maestosi.
Che origine hanno i tatuaggi siberiani?
Di ribellione. Quando fu conquistata si crearono forme delinquenziali in opposizione al regime.
I latini?
La loro è una sottocultura criminale. Non lo facevano da sempre, sono stati influenzati dalle gang americane. Per loro è un simbolo di riconoscimento. indica ruoli gerarchici e di categoria.
Categoria?
Magari c'è chi non vuole uccidere, chi non vuole rubare, chi non partecipa a risse e dunque il tatuaggio indica quando la persona va lasciata fuori. E' anche rispetto. Ma alcuni hanno anche valore estetico e questo è un altro discorso.
Lei quanti tatuaggi ha?
Ho smesso di contarli.
Ricorda il primo?
Lo ho fatto che avevo otto anni. Su una gamba?
Cosa rappresenta?
Questo non si dice. La simbologia va protetta.