di Marco Agustoni

Questa è una storia particolare, che ha a che fare con i film western, i videogiochi e la musica dance. Ma c'è un personaggio che collega questi ambiti all'apparenza così distanti tra loro: si chiama Franco Micalizzi ed è l'autore della colonna sonora di Lo chiamavano Trinità..., celebre spaghetti western diretto da E.B Clucher alias Enzo Barboni, con Bud Spencer e Terence Hill. Anche senza sapere da dove proviene, tutti quanti conosciamo il tema fischiettante del film. E lo conosce molto bene anche Gianluca Cranco, in arte Tayone.

Dj e producer legato al mondo dell'hip hop italiano (Clementino e Marracash figurano tra le sue collaborazioni abituali), ma con un'attitudine che spazia anche tra dance, electro e altri generi musicali, Tayone ha appena pubblicato il singolo Gunboy (Trinity Remix). Che altro non è se non una rivisitazione in chiave funk di quel celebre motivo di Micalizzi, pubblicata in occasione del lancio italiano di Payday 2, videogioco multiplayer distribuito in Italia da Digital Bros, che con Gunboy ha inaugurato la sua propaggine discografica Digital Bros Music. Sembra tutto complicato, ma non lo è affatto. Ci ha aiutato a chiarire la questione lo stesso Tayone.



Hai sentito un certo timore reverenziale, nel mettere mano a un grande classico delle colonne sonore?
In realtà avevo già avuto modo di effettuare un test con il brano in questione e partivo con il beneplacito del maestro che l'ha composto. La prima volta che ho lavorato su Trinità è stato infatti in occasione degli Originali, un evento di qualche anno fa in cui alcuni personaggi della scena hip hop italiana sono saliti sul palco con un'orchestra, per rifare alcuni brani di Franco Micalizzi dal vivo. E quella sera, per l'appunto, io scratchavo il fischio di Lo chiamavano Trinità. Da lì in poi, nei live è sempre stato un mio cavallo di battaglia.

E poi come hai deciso di riprendere quel brano e trasformarlo?
Per un po' non ci ho più pensato. Se ci sono tornato su è per colpa di Tarantino: ero andato a vedere il suo Django Unchained al cinema e quando sul finale ho sentito il tema di Lo chiamavano Trinità ho pensato che lo dovevo assolutamente rifare. Al che, come prima cosa ho chiamato lo stesso Micalizzi per dirglielo. In un certo senso mi sono sentito a casa, nel lavorarci, perché il brano lo conoscevo già molto bene. Ma ho deciso di rifarlo molto diverso, perché ho tenuto solo il tema e ci ho messo su il cantato di Pat Cosmo, ovvero Patrick Benifei dei Casino Royale e dei Bluebeaters.

Come mai hai scelto Pat?
Lui è una voce che ha sempre fatto parte dei miei progetti, perché sa interpretare a 360 gradi qualsiasi cosa. Io volevo una cosa un po' più funk, alla Prince, per intenderci, e lui mi ha rifatto il cantato esattamente come gliel'avevo chiesto.

Della nuova versione Micalizzi cos'ha detto?
Gli è piaciuta tantissimo.

Com'è che dall'incontro con un genere strettamente americano come il western, l'Italia è riuscita a dare il meglio di sé anche in musica?
È tutto merito dei film, è il cinema che ha collegato tutto. Noi siamo maestri dei b-movie, quei film in cui Tarantino proprio ci sguazza, come si vede anche in Django Unchained.

In che modo invece si è deciso di associare questo brano a un videogioco, ovvero Payday 2?
È stata un po' una coincidenza. Ogni tanto mi arrivano dei videogiochi e quando ho tempo gioco a qualcosa, per esempio a PES. Un giorno mi arriva Payday e io vedendo i personaggi ho subito pensato: "eccoli i Gunboy". Poi Trinità è un criminale buono e quelli di Payday rapinano le banche, che sono peggio di loro. Per cui mi dava l'idea di una specie di western contemporaneo. Così ho pensato di proporre un incontro tra questi ambiti diversi.

Il progetto di un'etichetta discografica nata da un distributore di videogiochi è piuttosto particolare: hai dato tu l'input?
L'idea in realtà c'era già, ma in effetti sono il loro primo artista. Diciamo che ho fatto da scintilla!

Il videoclip è accompagnato dalle immagini della webserie tratta da Payday 2: era così che te lo immaginavi?

Il video è stato montato dallo stesso regista della webserie, Demian Lichtenstein. Appena ho visto le prime immagini, ero già al settimo cielo. Non è facile avere un video così a disposizione, anche perché è perfetto per la musica.

Visto questo tentativo, te la sentiresti di cimentarti con la colonna sonora originale di un film?
Magari! Ho fatto qualche disco che aveva qualcosa della colonna sonora, quindi mi ci troverei a mio agio.

Un film del passato di cui ti piacerebbe remixare la colonna sonora?
Trainspotting, che ha delle musiche che mi piacciono tantissimo. Ma ce ne sarebbero tanti...

Una colonna sonora che hai come riferimento musicale?
Ho avuto un periodo in cui ero intrippato con le colonne sonore dei film horror. Tutto quello che hanno fatto i Goblin, Profondo Rosso e via dicendo, per me è stato di grande ispirazione

In Italia ci sono produttori molto famosi, ma manca un po' la figura del producer superstar...
Gli unici produttori italiani che sono diventati grandi nomi all'estero sono quelli che operano nell'ambito della dance e che hanno un respiro internazionale, come Benny Benassi o Bloody Beetroots. Ma c'è anche da dire una cosa: siamo un grande paese, ma siamo un po' snobbati, perché ad esempio un francese ha più hype in partenza, solo per il fatto di essere francese.

Gunboy un respiro internazionale ce l'ha...
In effetti Gunboy è il pezzo più internazionale che ho fatto. Da questo punto di vista anche il connubio con Payday 2 - di cui tra l'altro uno dei protagonisti ha una maschera con la bandiera americana, per cui risultava perfetto - è molto significativo. Ora sto lavorando a un seguito di Gunboy, non so ancora se un EP o un LP, per cui è questa la direzione in cui mi voglio muovere in questo momento, pensando anche all'estero.

Dove ti possiamo sentire dal vivo, prossimamente?

Vado a fare un minitour in Campania, che parte il 28 novembre da Cava dei Tirreni e prosegue a Caserta e Atena Lucana. Poi a dicembre accompagnerò Clementino in giro per l'Italia, a partire dalla data del 3 a Milano.