di Barbara Ferrara

Dell’incorreggibile enfant prodige che risponde al nome d’arte di Mika, si sono innamorati tutti. Sarà perché è completamente pazzo (così come egli stesso ama definirsi), ironico, divertente, raffinato, uno che riesce a essere gentile anche quando dice le parolacce e rompe gli schemi, sta di fatto che la popstar di origine libanese è diventato un idolo.

Nato a Beirut il 18 agosto 1983, è un bambino felice, ma dislessico e in sovrappeso: e a salvarlo è la musica. Nessuno allora avrebbe scommesso su di lui e a soli 23 anni è già una star affermata, scala le classifiche di mezzo mondo e grazie alla sua recente partecipazione alla settima edizione di X Factor, conquista anche il pubblico italiano.

Per la gioia di tutti i suoi fan è uscito “Mika - La storia”, il primo e unico libro, a oggi, a lui dedicato, in cui Brigitte Hemmerlin e Vanessa Pontes raccontano la storia della sua vita, dalla nascita al successo internazionale alla consacrazione. La parte  italiana è curata dal collega Fabrizio Basso di Sky che lo ha seguito nel suo sbarco in Italia e in più occasioni lo ha intervistato.

Leggi un’anticipazione del libro:

«Tu mi fa sorridere.» In queste quattro parole c’è tutto Mika. Prima ancora di Grace Kelly, prima ancora del suo outing, prima ancora del pop sbarazzino e friendly che ci ha regalato con i suoi tre dischi. Perché per l’Italia Mika è, soprattutto, quello di X Factor, quello che ha sedotto nonni, genitori, figli e nipoti. Ma lui arriva nel 2007. Molto prima degli One Direction, che pure figli di X Factor sono, quello inglese. Ve lo immaginate a fare da tutor a Liam, Niall, Louis, Zayn e Harry? Lui, il fratello maggiore che apre loro la strada già nel 2007 con «Life in Cartoon Motion»: energia contagiosa che apre il cuore e la classifica al punto che il commento è «tu pensa stesso di me», perché amare Mika è avere la giusta «frescezza». Una «h» fa la differenza a scuola ma sulle labbra di Mika fa magia. E se non fosse, così come si spiegherebbero i milioni di tweet che lo accompagnano nel suo viaggio alla X Factor Arena? È difficile resistergli. È un pazzo, anzi «pazzio», ma la pronuncia diventa perfetta quando definisce la sua squadra superstar. Forse perché è quello che è lui per i teen. Che lo scoprono solo in tempi più recenti. Quando, nel 2007, conquistò le classifiche col suo pop venato di dance, era un timido ragazzo, cui andavano estorte le parole di bocca. In tremila, e per lo più adulti, nell’aprile di quell’anno, si sono presentati all’Alcatraz di Milano per applaudire chi ha «tentato di essere come Grace Kelly ma tutti i suoi sguardi erano troppo tristi, allora ho tentato con un piccolo Freddie e ora sto andando verso una pazza identità».