di Fabrizio Basso

Cinque anni di attesa. E tanto coraggio. Ma ora Anastacia è tornata. Ha sconfitto il cancro e si è ripresa la musica e i fan. Il nuovo disco si intitola “Resurrection” e arriva un lustro dopo “Heavy Rotation”. E' un vero inno pop, la storia della rinascita di un'artista che ha venduto oltre 30 milioni di dischi.


Anastacia comincia una nuova vita?

Sì, è una resurrezione ma era scritta nel mio nome.
Una predestinazione?
In un certo senso.
Che intende?
Ho scelto per titolo “Resurrection” perché molti anni fa mi disserro che nella mitologia greca il mio nome significa resurrezione.
Bene. Ma avere vinto il cancro richiama il titolo.
Al di là della mitologia, dopo la mia esperienza col cancro mi sento proprio risorta. Oggi convivo con gli alti e bassi della quotidianità che aiutano ad affrontare meglio la vita.
Ha sempre detto di amare l’Italia. Ha ricordi particolari?
Tanti, ma il più intenso è il concerto con Luciano Pavarotti.
Cosa l'ha turbata?
Cantando vicino a lui all’inizio ero emozionata, avevo paura anche ad avvicinarmi ma abbiamo finito abbracciati.
Cosa non dimentica?
L’attacco della sua voce. A casa ho un angolo dove sono esposte tutte le sue foto.
Concerti in Italia?
Per ora nulla ma sarò a Verona il primo giugno, all’Arena di Verona. Tra gli altri ci saranno Il Volo, Riccardo Cocciante e Massimo Ranieri.
Quanto la malattia l'ha cambiata?
Non ha inclinato né incrinato il rapporto con i fan: è lo stesso di dieci anni fa, loro sono fondamentali nella mia vita.
Hanno saputo poco del suo percorso.
Non ho condiviso con loro le cure per non turbarli. Mi sono stati vicini e a me fa piacere che le mie canzoni li supportino fa nei momenti difficili della loro vita.
In “Stupid little things”, che è anche il primo singolo, parla di piccole arrabbiature quotidiane.
E’ vero, ci irritiamo per la pettinatura sbagliata, per il traffico, per un cappuccino macchiato male al bar ma poi vincono amore, famiglia e onore.
Ai fan dedica “Don’t want to be the one”.
Non li abbandonerò mai, tutt’al più spero che siano loro ad abbandonarmi perché cambiano i loro gusti musicali.
Potesse parlare col suo amico Michael Jackson che gli direbbe?
Non lo so. Ricordo le lunghe telefonate che avevamo, molto confidenziali, lontano dalle luci della realtà. Ogni volta che penso a lui risento quelle chiacchiere libere.