di Fabrizio Basso

Addormentarsi sul palco può creare strane situazioni. E altrettanto strane apparizioni: un angelo che ti fa da guida in quel transito tra vita terrena e aldilà. In questa insolita ma affascinante camminata ci guida Gioele Dix col suo spettacolo “Nascosto dove c’è più luce” che potremo vedere venerdì 6 giugno alle ore 21 su Comedy Central. L'attore milanese ci racconta, in questa intervista, il tema dello spettacolo, il rapporto tra tivù e teatro e anche un po' di lui.

Gioele Dix esattamente dove ci accompagna?
E’ un viaggio nella memoria esterna dell’umanità affrontata da me con vari piani di lettura ai quali la gente aggiunge le sue seguendo il proprio gusto e la propria sensibilità.
Un tema di trascendenza affrontato con ironia.
Lo spettacolo acchiappa, resta comico perché io quello sono e così resto. Lo sguardo sghembo della comicità permette di essere profondo anche quando tocchi i tasti più delicati e lievi.
Cosa è cambiato rispetto al precedente “Dixplay”?
Quello era una serie di monologhi di personaggi arricchiti con un po’ di pensieri. Non c’era la battuta fine a se stessa, il comico ci deve mettere una sua filosofia.
A farle da Beatrice la debuttante Cecilia Delle Fratte.
Trovo un angelo custode nel dormiveglia che mi porta a fare un bilancio del mio stato psichico e professionale. Mi fa un questionario sulla mia vita di attore, cose da salvare, condizionamenti…
Insomma una auto-confessione.
Non proprio, quella non interessa al pubblico e per evitare il machissenefrega, io per primo, cerco elementi che si possono condividere con altri, col pubblico. Parlo di ruoli, di figlio e padre, di amante lasciato e che è stato lasciato, di cittadino incazzato e attore.
Il titolo sembra un ossimoro: nascosto nella luce.
E’ un lascito di un amico morto, uno psicanalista argentino. Fare lo psicanalista era il mio sogno. Questa frase venne fuori per caso ma neanche troppo, mi disse perdo un collega ma sta nascosto dove c’è più luce. Per decenni mi è circolata in testa e ora la ho usata.
Cosa cerca il pubblico?
Credo che la gente si voglia identificare in alcuni frammenti di spettacolo, mi scrivono che hanno trovato pezzi di me che sono anche loro. Facendo l’attore ho un ego è molto esposto, devi fare i conti con la voglia di essere e un risultato da raggiungere. Sul palcoscenico abbiamo i nervi scoperti ma garantisco che lo spettacolo è molto allegro.
Musiche?
C’è una colonna sonora molta curata da Savino Cesario, musicista che ha frequentato abbastanza i comici per capire cosa vogliono. Ne è nata una soundtrack variegata: lo ho a lungo stressato perché dovevo tirare fuori il mio passato.
Le piace la musica?
Il mio senso più vulnerabile è l’udito, quello che mi ritorna amplificato dall’audio…Io mi emozione non tanto per le foto quanto per la voce di mio figlio.
Ci dica qualcosa in più della musica.
Ha due temi bellissimi, quello dell’angelo e del protagonista, fatti per altro in varie versioni, e un finale bossanova.
E' importante andare in televisione col teatro?
E' un onore. Sono due mezzi che confliggono ma possono anche aiutarsi. Devo dire che Comedy central con me è stata ospitale, ci sono già passato con "Dixplay" ed "Edipo.com" che ha qualche anno e per quando abbiamo una venatura ironica il punto di partenza resta Sofocle.
In cosa cambia rispetto alla versione teatrale?
Ci sono più primi piani. E poi due telecamere in posizione strategica: una alle mie spalle e l'altra sopra di me
Ha già altre idee per spettacoli futuri?
Corono un sogno, divento il malato immaginario di Moliere per la regia di Andree Ruth Shammah. Ho aspettato trent'anni per fare questo classico della comicità.
Smette di scrivere?
Per un po' di tempo mi fermo. La prossima stagione parto con un po' di date di "On the road", e al mio fianco sul palco ci sarà Savino Cesario, e poi divento Argante