di Pietro Sorba

Esistono tematiche che non possono essere incatenate da definizioni perentorie e univoche. Talune esigono approfondimenti realizzati da differenti punti di vista. Come per esempio il rapporto tra l´uomo e gli insetti. Gli americani li chiamano bugs. Un nomignolo popolare conosciuto anche dalle nostre parti, spesso utilizzato per identificare il genere cinematografico, che sfiora la fantascienza e il terrore, di cui sono spesso protagonisti. E lo scopriremo nel ciclo Monsters Attack in programma su Sky Cinema Max dal 10 al 20 luglio.

Sono i minuscoli soldati di un poderosissimo esercito in apparenza poco visibile con il quale condividiamo, senza rendercene conto, lo spazio vitale del pianeta. Peró ci sono. E sono tanti. Veramente tanti. Molti piú di noi che crediamo, dal pulpito della nostra miope arroganza, di essere gli unici aventi diritto a calpestare la Terra. Per molte persone gli insetti sono la materializzazione di inconfessabili incubi e paure. Per altri sono creature affascinanti. Osservate quasi con venerazione. Per altri ancora si tratta di fastidiosi e indesiderati ospiti di credenze, soffitte e cantine oppure di compagni d´avventura di allegre scampagnate o di ben piú impegnativi safari vissuti nelle foreste tropicali del pianeta.

Un mondo, quello degli insetti, che sembra assai lontano soprattutto agli uomini e donne d´occidente. E sono proprio queste scarne riflessioni che invitano a cambiare angoli e prospettive di analisi. Ad esempio pochi sanno che l´80 per cento degli abitanti del mondo mangia e apprezza gli insetti dal punto di vista culinario. Non sorprende quindi che Alex Atala top chef brasiliano considerato oggi probabilmente il numero uno assoluto nel suo campo, si ispiri alle consuetudini di comunitá indigene amazzoniche utilizzando le formiche tanajuras o Atta in alcuni piatti del suo celebratissimo ristorante D.O.M di Sao Paulo.

Non si tratta di un caso isolato. Anche in Perú, Colombia e Messico formiche e altri insetti como i chapulines (cavallette) o i gusanos de maguey bianchi e rossi (larve di Acentrocheme hesperiaris e di Hypopta agavis) vengono consumati da secoli senza nessun problema. Anzi. Il concetto é stato emulato ed elevato a palato di gourmet da David Faure del ristorante Aphrodite di Nizza che offre (con successo) al prezzo di 63 euro il menú Alternative food (dall´antipasto al dolce) basato sugli insetti usati come principale materia prima.

Se le scelte di cuochi del calibro di Atala possono sembrare isolati fulmini di creativitá ogni dubbio cade di fronte alle immagini dei grandi mercati popolari asiatici, latinoamericani e di altri paesi non inseriti nel contesto occidentale, dove vengono esposti, comprati e consumati abitualmente scarafaggi, cavallette, formiche, ragni, scorpioni, larve, bachi e termiti. Cucinati e preparati, è non è un modo di dire, in tutte le salse. Risulta palese che questa faccenda sia proprio una questione di prospettiva. Quello che agli abitanti del Vecchio Continente puó sembrare atavicamente repulsivo per altri è una golositá sopraffina. Bisogna farsene una ragione. E pensandoci bene anche dalle nostre parti gli esempi non mancherebbero. Basta pensare al casu marzu sardo. Delizioso formaggio cremoso impreziosito dalle larve di mosca Piophila casei. Tesoro e retaggio dell´identitá culinaria dell´isola, adatto a gastronauti coraggiosi e di larghe vedute. Se le cose continueranno su questa falsariga non ci sarebbe da sorprendersi se tra qualche anno invece di ispirarsi davanti a degli spaghettini alla bottarga i gourmet nostrani ordineranno un bel piatto di rigatoni con formiche veraci. L´importante é che non manchino mai una bella spolverata di parmigiano o di pecorino e un pizzico di peperoncino calabrese per non dimenticare le tradizioni della nostra eccezionale cucina.