di Massimo Vallorani

Più che un'intervista sembra di fare una chiacchierata piacevole con un istrionico affabulatore da cui è difficile staccarsi. Questa è la sensazione che si percepisce parlando con Giorgio Barchiesi, noto a tutti come Giorgione che conduce su Gambero Rosso Channel la nuova edizione di "Giorgione Orto e cucina" (ogni venerdì a partire dal 1° agosto). Anche se oramai può considerarsi una vera e propria star della tv, Giorgione non sembra aver perso quella sua specialissima capacità di rappresentare un modo diverso d'intendere il cibo e il mangiare, lontano anni luce dai format agguerriti che popolano la televisione di oggi in cui il cucinare è divenuto una battaglia per annientare il concorrente in gara, con i tempi (di cottura) sempre contingentati, ansiogeni, con lo chef di turno sempre pronto a sbranarti.

Giorgione, come la devo chiamare Chef o Oste?

Oste per tutta la vita. Con tutto il rispetto che ho per il mestiere complicatissimo e rispettabilissimo dello Chef, il mio è un altro tipo di lavoro. Io, nel mio programma, non cerco di insegnare pedissequamente come si fa un piatto, non do neanche le dosi giuste. Io cerco di trasmettere la bellezza di mangiare sano, di cucinare per la gente solamente per il gusto di stare bene, in armonia. Che è poi quello che succede quasi sempre quando si cucina per degli amici.

Come nascono le sue ricette? C'è una scaletta oppure si affida alla sua fantasia e creatività?

Tutto nasce, principalmente, da cosa mi offre in quel momento il mio orto. Se c'è una bella zucchina o una meravigliosa melanzana, ecco che il piatto da proporre è già pronto. Poi, naturalmente, ho una serie di amici coltivatori e allevatori che mi offrono il meglio in fatto di prodotti locali. Che siano funghi o carne, il processo è sempre lo stesso.

Come è nata la trasmissione?

Quasi per caso. Mi avevano proposto un format di cucina da girare a Roma, ma la cosa non mi convinceva del tutto. Insieme al regista della trasmissione Stefano Monticelli e alla produzione di Gambero Rosso Channel abbiamo pensato che girarlo nella cucina della mia casa in Umbria poteva funzionare.

E infatti ha funzionato?

Dopo tante edizioni, direi di sì. Soprattutto sono riuscito a trasmettere la mia idea del cucinare e dello stare a tavola. Che deve essere sempre legato al godimento e al piacere. Io, di mio, ci metto la mia fantasia e la mia arguzia. Confesso, poi che mi piace stare sotto una telecamera, sto bene!

Ci parli delle sue origini, in fatto di cucina?

Sono nato a Roma in una famiglia borghese. Da piccolo mi piaceva andare in cucina a curiosare. Soprattutto ero affascinato dalle trasformazioni. Tanto per intenderci, come una zucchina è diventata una frittata o cose del genere. C'è vivo, poi, il ricordo della mia tata che veniva dalla provincia di Bolzano. Una persona capace di trasformare qualsiasi pietanza in qualcosa di speciale. Insuperabile, soprattutto, nel cucinare il pesce che non è sicuramente uno dei piatti forti dell'Alto Adige. A dimostrazione che in cucina bisogna essere delle persone libere di esprimere il proprio io, senza paura, con tutta la gioia di provare e di stupire.

Il piatto più difficile da cucinare?

Cacio e pepe cucinato per molte persone.

Cosa ne pensa dei vegani e dei vegetariani?
Io rispetto sempre le scelte degli altri. E poi si possono cucinare delle cose ottime utilizzando solo verdure. Mi è successo con l'attore americano James Oliver Cromwell che è venuto a mangiare al mio ristorante. Lui è vegano ma è rimasto molto soddisfatto del menu che gli ho propinato. Anche se vedevo che agli odori dei piatti a base di carne o pesce non era proprio indifferente. Ma, come ho già detto, i piatti a base di verdure possono essere molto buoni.

Progetti per il futuro?

Adesso sono in ballo con la trasmissione su Gambero Rosso Channel. Da poco è uscito il mio libro di ricette "Giorgione Orto e Cucina, con 80 ricette, dedicate agli amanti della cucina rustica, semplice e ristorante. Continuo con il mio ristorante. Il tutto sempre con allegria e serenità. Sono questi gli ingredienti principali che non devono mai mancare nella mia cucina e nella mia vita.