di Fabrizio Basso

Nessun dubbio. Il rap deve andare allo stadio. Ha già fatto una bella conquista andando, lo scorso luglio, all'Arena di Verona. Ma lì erano solo quattro rapper con l'orchestra sinfonica. Il prossimo appuntamento ecumenico sarà il 23 settembre al Forum di Assago, a Milano: prevendite già avviate per l'Hip Hop TV B-Day Party e tutto esaurito annunciato. E allora Ensi, rapper piemontese in uscita il 2 settembre con il terzo album "Rock Steady", che ha partecipato a tutte le edizione di questa evento, propone San Siro. Perché? Ce lo racconta in questa intervista, insieme alle anticipazioni sul disco.

Ensi, partiamo dal titolo del disco, Rock Steady.
Ha diverse interpretazioni: il genere musicale è una evoluzione dello ska, ha una sua connotazione ma per me significa solido come una pietra, qualcosa che nel tempo è difficile da mutare e per me rappresenta l’incessante ricerca di spaccare.
Che c'entra con la sua musica?
E' l'evoluzione della mia musica ed è coerente con l’idea di partenza. E’ l’attitudine il rock-steady.
Perché come singolo ha scelto "Change"?
E' un brano più costruito, c'è la partecipazione di Benafei. Ha lavorato a quattro mani con Symone nella produzione e con me nel ritornello e nel coro. Il sound Hip Hop è riconoscibile ma ha un respiro un po’ più ampio.
Come definisce "Rock Steady"?
Un respiro da 2014 che non tradisce lo spirito che lo ha generato.
Curioso come titolo "Rocky & Adriana".
Spezzo una lancia a favore della mia compagna che non aveva mai visto "Rocky". Allora le ho fatto vedere il primo che è un capolavoro e a metà film mi ha detto: siamo io e te. Oggi le coppie si paragonano. Non siamo la classica coppia italiana. Io sono cresciuto in periferia con i sogni nelle tasche. Tra musica e boxe c’è parallelismo. Nella gioia e nel dolore abbiamo condiviso tante cose difficili.
"Rock-Steady" sembra un abito cucito su misura.
Va bene il freestyle, mi diverte e nei live sono un MC (maestro di cerimonia, ndr). Ma il disco è un'altra cosa. Ha un suono che mi rappresenta, grazia a Symone. Dalla prima all'ultima traccia non puoi sbagliare, è tutto Hip Hop.
Quale è la forza dell'Hip Hop?
Saper cambiare. "Rock Steady" suona 2014 ma ha cassa, rullante e basso alla base per una costruzione musicale forte.
Stato di salute dell'Hip Hop italiano?
Siamo indietro di 30 anni, in America ha mille sfaccettature. E' nato per far star bene la gente dei block party, per farla divertire. Da movimento di nicchia è diventato un linguaggio che i giovani capiscono e un genere in sintonia con quello che c’è nel mondo.
Insomma è un malato grave...
Quello no. Siamo partiti da parlare sono a noi stessi a parlare alla persone. A livello testuale è vero che i disvalori fanno sempre più rumore dei valori ma siamo un pubblico allo stato brado. C'è stata una involuzione legata alla carenza di messaggi e forza del contenuto.
C'è dentro anche lei.
Mi sento responsabile di quello che dico, questo genere musicale va fatto rispettare ma è anche vero che il genere è negli anta…non è solo per ragazzini.
Però l'Hip Hop oggi è trainante.
Se guardi alla musica italiana non puoi essere indifferente all’Hip Hop. Ma non siamo neanche i nuovi cantautori perché non esistono più nuovi cantautori. Zibba scrive benissimo ma il problema è che manca la forza di quegli anni là. Il problema è forma e immagine.
Hip Hop B-Day Party: 23 settembre Forum di Assago. Cosa le viene in mente?
Che potremmo fare San Siro, è l’unione che fa la forza. Ci sono la fascia mainstream e una che è alternativa. Sul mercato c’è un’offerta per tutti. Io ho fatto il primo compleanno in un Alcatraz mezzo vuoto, il secondo era pieno e il terzo la gente non ci stava. Col prossimo siamo a tre Forum. Con una giusta politca di prezzi e questo cast San Siro è alla nostra portata.
Morirà l'Hip Hop?
Mai. E' un classico e dunque schiaccerà sempre un trend.
Che farà tra 40 anni?
Non sarò più su un palco ma resterò fedele a questa musica.