di Fabrizio Basso

Un titolo che è un gioco. Ma le provocazioni sono sempre le stesse. Nel 2003 pubblicarono Mi Fist, album che cambiò la storia del genere. E oggi, dieci anni e spiccioli dopo, eccoli con Non siamo più quelli di Mi Fist, che in realtà dimostra, con orgoglio, quanto siano ancora quelli delle orgini. Certo sono artisticamente e umanamente cresciuti, ma restano un punto di riferimento. Abbiamo incontrato e intervisato Jake la Furia, Gué Pequeno e Don Joe ovvero i Club Dogo.

Partiamo proprio dal titolo.
E' un gioco, siccome tanti ci dicono che non siamo più quelli di fist…noi ci abbimo giocato.
E' vero?
E' un dato di fatto stilistico, anagrafico e di contorno che non lo siamo. Ma i nostri pezzi sono ignoranti come sempre. Mi Fist fu un disco registrato in incoscienza eppure lo considerano un capolavoro. In Non siamo più quelli di Mi Fist ci sono una evoluzione del suono e lavoro alle spalle.
Allora perché c'è chi vi accusa di essere cambiati?
L'attitudine al lavoro del disco è sempre la stessa. È cambiato il modo. La prendiamo sul ridere. Ormai in tanti ambiti non sei più quello di prima. In tutti i generi musicali c’è la polemica sul prima e il disco precedente con artista affamato e che non ha venduto è sempre il migliore.
Come reagite?
La verità? Alla fine non ce ne frega niente, facciamo quello che ci piace e diverte e finora è sempre andata bene.
La televisione comincia ad aprirsi al rap.
E’ la musica dei giovani. In tivù chiamano icone per catturare gente.
Vi piacciono i reality?
Ci stanno, fanno fatturato e sono belli quando pescano artisti bravi.
Il 23 settembre al Forum di Assago Hip Hop TV B-Day Party: nel 2015 San Siro?
Se tutto procede come sta andando si può fare, ci vorranno fuochi d’artificio e grandi ospiti. Ci auguriamo che l'Italia segua le orme di Francia e Germania, dove i rapper riempiono i palazzetti.
Entrano nelle vostre canzoni Lele Spedicato dei Negramaro, Arisa, Cris Cab ed Entics, poi ci sono citazioni di Eros Ramazzotti, Zucchero, Lisa dagli occhi blu...
Prendere i campionamenti fa parte della storia del rap, possiamo attingere a un catalogo infinito grazie a Universal. Zucchero, per esempio, da sempre volevamo la sua porzione di “sai zio” che è una trade del rap. Avevamo fatto una partecipazione nell'ultimo disco di Eros e dunque abbiamo chiesto il favore indietro.
Ma Lisa dagli occhi blu?
Ispira la lettura di Lisa, brano che parla di una ragazza con occhi blu che fa la prostituta: è vita reala mischiata con romanzamento
Come è la vostra musica?
A volte non è facile: c’è chi capisce, chi interpreta, fa parte del gioco. Abbiamo scritto metà disco a Los Angeles guardando il mare e dunque pensavamo poco all’Italia.
Però toccate molti problemi del nostro paese.
Vengono in maniera casuale. Forse siamo un po’ più grandi.
A proposito di estero, unico featuring straniero è con Cris Cab.
Non volevamo rapper perché abbiamo già dato in passato. Cris è un professionista, ha voluto venire in studio, ha suonato la chitarra, si è mosso per una cosa che poteva fare con un mp3. Un confronto tra artista e artista: influenzato da musica caraibica è stato preso da PES.
Che storia ha Siamo nati qua?
La base musicale subisce diverse evoluzioni. Scritta in America. Nei primi dischi quel tipo di testo c’era, erano testi a volte più duri. Ma non è ipocrita, è solo un po’ amaro: non promuove il nostro paese ma dice cose vere. E’ il brano più sociale.
Americanofili?
No, ma va riconosciuto che geograficamente è un posto diverso: a ogni ora del giorno fai quel che vuoi. Nello stesso luogo trovi mare, montagna, prati, megalopoli. Poi c’è meritocrazia: se sei bravo spacchi. Là importa chi è il più bravo.
Il rap che ostacoli ha trovato in Italia?
La roccaforte del pop e dei media. Ancora oggi ci sono dei rifiuti. Ma ora i dinosauri si sono aperti perché la gente vuole questo.
Litigate mai?
Sulle cazzate eccome, ma non su donne, musica e soldi. Dopo tanti anni è come essere sposati.
Siete ragazzi fortunati?
Sì, fortunati a far quello che facciamo.