Negli ultimi anni, tra pedofilia, i “Vatileaks” e le accuse allo Ior, il Vaticano è stato travolto da una serie di scandali senza precedenti. Tra i reati contestati alla Chiesa cattolica, alle sue istituzioni e ai suoi uomini, spicca la corruzione, in ogni sua forma: dall’appropriazione indebita al riciclaggio, dalla bancarotta fraudolenta agli abusi sessuali, la Chiesa, detentrice di un tesoro di circa dieci miliardi di euro, è al centro di attacchi da parte della stampa internazionale e oggetto di svariate inchieste.

A “indagare” sui traffici finanziari della Banca Vaticana uno storico d’eccezione, John Dickie. L’accademico inglese, autore tra gli altri, di Cosa Nostra, Storia della mafia siciliana, Mafia Republic e volto del programma Mafia Bunker, scava nei segreti bancari della Chiesa e fa luce sulla complessa opera di risanamento intrapresa da Papa Francesco. L’obiettivo di Sacro Denaro, documentario nominato per il Prix Europa 2014 nella categoria Tv Current Affairs e trasmesso in oltre 20 paesi, focalizza l’attenzione sui misteri celati nella Santa Sede e si interroga sul modo in cui il Vaticano può riconciliare moralità e ricchezza. Autori dell’inchiesta sono Bettina Hatami e Lucio Mollica, la regia è firmata da Jesus Garcés Lambert. La produzione è di GA&A Productions con ZDF-ARTE e Al Jazeera America.

Profondo conoscitore e amante della cultura italiana, il professor Dickie, oltre a saggi sulla mafia, ha raccontato l’Italia attraverso il cibo. Il suo libro Con gusto. Storia degli italiani a tavola ripercorre la storia della civiltà della tavola italiana e sottolinea l'amore per il nostro paese. Lo abbiamo intervistato.

Come nasce la sua passione per l’Italia?

Nasce attraverso lo studio della lingua. Ho studiato italiano e francese a Oxford, passando il terzo anno del corso di laurea in Italia, a Torino, nel 1984. Ho visto la Juve di Platini e il Toro di Junior, per farvi capire la lunga distanza nel tempo.
Il peggior difetto e il miglior pregio degli italiani?
Non credo all'esistenza dell'identità  nazionale, o di una psicologia collettiva, in questo senso. Sarebbe impossibile rispondere senza parlare in stereotipi. Forse sarebbe più facile parlare di pregi e difetti dell'Italia. Dunque: migliori pregi sono stile, cucina, le identità cittadine. Peggiori difetti: le mafie, la corruzione, la gerontocrazia e la faziosità.
Come nasce l’idea di indagare sugli scandali finanziari della Chiesa?
E' stato Papa Francesco a darci lo spunto per il nostro documentario. Parla dei problemi finanziari della Chiesa con rivoluzionaria chiarezza.
E’ d’accordo con Papa Francesco quando dice che “L’idolatria del denaro è la radice di tutti i mali”?
No. Ci sono molti mali (razzismo, faziosità, narcisismo, etc.) che non nascono dall'avidità.
Che rapporto ha lei col denaro? Come le piace spenderlo?
Sono in una posizione molto fortunata. Chi ne ha troppo, o troppo poco, tende a passare molto tempo a preoccuparsene. Posso permettermi di pensarci il meno possibile.
Con Dio invece?
Sono ateo convinto.
Quale pensa sia il maggior ostacolo sulla strada del “risanamento” intrapresa da Bergoglio?
La complessità delle strutture della Chiesa (intesa in senso ampio: cioè ordini religiosi, enti ecclesiastici, scuole, sistemi sanitari etc. inclusi) e l'opposizione tradizionalista, che confonde questioni spirituali e questioni di buona gestione delle finanze.
Secondo lei i rapporti tra Chiesa e poteri occulti sono sempre stati così saldi?
Non sono un dietrologo, ma credo comunque che la Chiesa abbia sempre lasciato ampi margini di operazione per elementi occulti o corrotti.
Crede che aver messo Jean-Baptiste de Franssu, un esperto di asset management, a capo dello Ior sia un segno netto di rinnovamento e taglio col passato?
Non conosco la persona, ma a giudicare dal settore da cui viene, sì
Oltre ai suoi best seller sulla mafia, lei ha raccontato l’Italia attraverso la cultura del cibo: cosa ha imparato?
Ad apprezzare la tipicità e a nutrire profondi sospetti per l’innovazione in materia di cucina.
Come sostituirebbe lo stereotipo: “pizza, mafia e mandolino”?
Pizza e mandolino come stereotipi dell’Italia non credo abbiano la diffusione di una volta. Mafia sì. E per sconfiggere lo stereotipo basterebbe sconfiggere le mafie.
Il suo piatto preferito?
Impossibile scegliere. I primi che mi vengono in mente sono: spaghetti con i ricci di mare, coda alla vaccinara, ribollita, risotto alla milanese.
Se dovesse scegliere un posto in Italia dove trascorrere il resto della sua vita, quale sceglierebbe e perché?
Aiuto!Altra scelta impossibile. Probabilmente Roma, la città dove ho più amici e dove lavoro di più.