Sarebbero 75 le candeline sulla torta di Fabrizio De Andrè, oggi 18 febbario 2015. Chissà come vedrebbe il mondo con i suoi occhi anarchici. Suo figlio Cristiano dice che "scriverebbe il secondo capitolo di Storia di un Impiegato". Noi per celebrarlo abbiamo intervistato Dori Ghezzi, sua moglie.

Dori Ghezzi, la Fondazione De Andrè ha previsto qualcosa di speciale?

Potremmo fare qualunque cosa su Fabrizio, ma nessun tributo. Lui non amava le ricorrenze.
Addirittura?
Pensi che scordava anche il mio compleanno.
Quindi tutto tace?
So che in giro ci sono delle celebrazioni, ma nulla che parta da noi. La Fondazione non fa nulla anche l'11 gennaio, data della sua scomparsa.
Perché?
Sarebbe come soffocare il privato. Fosse qui direbbe: lasciatemi in pace.
Seguite quel che accade su di lui in giro?
Siamo attenti, ci informiamo sui progetti. Alcuni sono bene impostati e vanno avanti di loro, altri vanno aggiustati soprattutto per questioni burocratiche che anche non poco sopportiamo ma che vanno rispettate.
Lei è sempre d'accordo?
Sempre mi pare azzardato, almeno su certe pubblicazioni. Ma, ad esempio, da quando mi hanno spiegato che le edicole sono i nuovi negozi di dischi sono più possibilista.
Oggi che farebbe?
Gli è sempre piaciuto fare concerti. Lui voleva farli all'interno di un tendone da circo, voleva i mangiatori di fuoco: oggi solo Capossela ha scelto di fare cose simili.
Come vivrebbe questa società?
Sarebbe sofferente ma anche pieno di speranza verso la gente e il futuro. Sarebbe un utopista.
Non conosce la parola resa.
Anche quando si impuntava a fare il contadino continuava a essere combattivo. Voleva essere utile non per sé, per gli altri.
Era fragile?
Era testardo. Se voleva una cosa la otteneva. La sua fragilità era la sua modestia ma era anche una forza.
Erano altri tempi...
Io sono entrata nel mondo della musica leggera a 19 anni, Rita Pavone e Gianni Morandi molto prima: in pratica io ero in ritardo per l'epoca.
Oggi sarebbe come allora?
Certo. Aveva un suo modo di essere e i suoi ideali sarebbero gli stessi.
Sarebbe mai entrato in politica?
Un anarchico non governa altra gente, sogna l'auto-governo responsabile.
Sarebbe felice di questo giorno.
Non credo...
Perché?
Non è mai facile digerire 75 primavere!