"Il mio cuore messo a nudo" direbbe Charles Baudelaire. In frac, panciotto e jeans color piombo e ça va sans dire privo di calzini, Marco Castoldi, in arte Morgan recita se stesso.  Una vertiginosa mise en abyme, in cui l'artista gioca a rimpiattino con le pagine del sua autobiografia Il libro di Morgan - Io, L'amore, gli stronzi e Dio, pubblicata da Einaudi - Stile Libero.

Dal Pianoforte al basso acustico, dalla chitarra al computer, Morgan si perde nei labirinti della memoria, costruisce e disfa mondi in cui l'amore non  è una cosa che conta, ma un casa che canta e il gatto (ha) Nove code.

Solo sul palco illuminato, Morgan pare il Dottor Gachet dipinto da Vincent Van Gogh nel 1890. Un ritratto disilluso del nostro tempo. Un genio che esplicita il concetto di rituale attraverso un catalogo Ikea che inghiotte essere e tempo di Heidegger, grazie alla solerzia di una donna di servizio brasiliana. 

Con brio anarcoide, l'artista porta alla luce frammenti di una vita consumata dal fuoco dalla notte. Come recita il famoso palindromo latino con cui si apre lo spettacolo: "In girum imus nocte et consumimur igni" (andiamo in giro di notte ed ecco siamo consumati dal fuoco). Intanto sulle scenografie di Luca Volpati scorrono le immagini sgranate di filmini famigliari, mentre Morgan quanto sia assurdo l'amore.

E se"in virtù della musica le passioni godono di se stesse" (Nietzsche insegna), sono proprio le note a scandire tempi e ritmi di questo viaggio nel tempo e nello spazio di un'artista unico. Una sorta di proustiana madeleine sonora grazie alla quale Morgan rievoca una bigia estate trascorsa a Varazze in attesa dell'uscita dell’anelato Black Celebration dei Depeche Mode. E dai Depeche ai Bluvertigo, il passo è breve. Come in ogni ricevimento che si rispetti gli ospiti d'onore arrivano separati. Si palesa per primo il biondo Andy, poi tocca a Sergio Carnevale, Marco Pancaldi e Livio Magnini. Affiora il ricordo di un sabato degli anni Novanta trascorso al club discoteca Incantesimo di Monza, con un imberbe Linus a presentare la serata. Viene riproposto il primo incontro tra Marco Pancaldi, occhiuto commesso da Ricordi e formidabile chitarrista. Si cita Cesare Pavese e Il mestiere di Vivere, il libro che ha permesso a Morgan di iniziare a scrivere i testi delle canzoni in italiano.

Insomma, tanta  ironia e complicità per una reunion giocata in sublime sovrappensiero. Il viaggio si conclude con Bach e un Cristo che l'artista non vorrebbe più vedere in croce. La messa (cantata) è finita. Speriamo vi siano repliche. Perché  lo spettacolo Il libro di Morgan dal vivo sceneggiato da Roberta Castoldi, curatrice del libro e co-regista insieme a Marco Castoldi, è un'esperienza unica, inebriante, indimenticabile. Come la visione di un formichiere allampadato.