La prova del 9 non è nella vita ma nella musica. Almeno in questo caso. E i Negrita la superano agevolmente, con l'ennesimo superbo album che si intitola, appunto, 9 e che raccoglie tredici canzoni. Li abbiamo incontrati e intervistati al Fabrique di Milano, dove agli Onstage Awards 2015 daranno un primo assaggio live.

Chi sono i Negrita?
Siamo po’ figli degli anni 80 per l'anagrafe ma sappiamo leggere il terzo millennio.
Una canzone si intitola Niente per caso: sembra la summa di 9.
Il lavoro è artigianato ma ha anche un aspetto magico. Nella cover del disco c'è un Budda, due cani, due sfere di pietra e anche noi occultati nella parete della casa. E’ un mistero pop.
Come definite il disco?
Per la cura è un vinile bonsai che poi diventerà comunque un vinile, alla Creedence Clearwater Revival o alla Neil Young: i classici sono una sicurezza per un musicista che vuole imparare.
Esseri qui a parlare del fascino di una cover nell'era del digitale ha un fascino speciale.
Vero. Bisogna adeguarsi ai tempi, ma parlare di una copertina nel 2015 è straordinario. Un immaginario iconografico esiste sempre, bastano le foto postate sui social per crearlo. Se poi tiri i remi in barca se ne va un po’ tutto, resta la musica nell’etere senza materia, ma se la tua cultura te lo permette puoi ancora creare un immaginario alto.
Strana canzone Poser.
Racconta che si possono dire belle verità con ironia.
La musica in Italia dove germoglia?
Non esistono più i club per fare musica, forse neanche un pubblico fisico che si sbatte per andare nei club, ma resta la nostra storia e la musica che ascoltiamo da decenni che è nata in questo modo. La musica in televisione va bene, scoccia che non ci sia l’alternativa. Forse non si vogliono più verità ma solo format o prodotti preconfezionati, solo che il preconfezionato degli anni Sessanta era la Motown.
Vi piace X Factor?
E' un format fatto da Dio, un format semplice che gioca sul portare in gara gente con la bava alla bocca per farcela. Ne ho visti di bravissimi e meno, spiace che qualcuno meritevole debba fare qualche altro lavoro, ma X Factor resta una splendida vetrina.
Ricordate il vostro debutto nel 1994 con Negrita?
Quando uscì, Claudio Cecchetto ci invito in tivù ma non andammo perché non ci feceva suonare dal vivo per non creare un precedente. Buttammo via una grande occasione perché il disco piacque alla critica ma non andò benissimo.
Una canzone di 9 si intitola 1989.
Segna la nostra nascita come uomini e musicisti, è un brano da cassetto, nel senso scritto un po' di tempo fa, perché aveva un sound che non collimava con L'uomo sogna di volare, nostro disco del 2005. Quando abbiamo iniziato a fare pezzi nuovi per 9 siamo andati in archivio e lo abbiamo recuperato. E’ l'anno di Tienanmen e del Muro muro di Berlino, eventi importanti che entravano nella testa e nel cuore.
Pronti per il tour?
Siamo in fase di prove, l'idea è portare in giro uno spettacolo che sia rock e più vero possibile. Non siamo da stroboscopiche e guerre stellari, siamo una r'n'r band con degli schermi. La nostra forza siamo noi e dunque si vedranno le nostre facce in action: come ci vede la prima fila ci vedranno in curva.
Avete partecipato al musical Jesus Christ Superstar.
Abbiamo scelto di accettare il musical perché c’era una leggenda di nome Ted Neeley. Per essere all'altezza ci siamo rimessi a studiare come nell’adolescenza. Nel musical se sbagli una nota trascini gli altri nell'errore, assistere ogni sera alla Crocifissione era straziante, abbiamo imparato a strappare applausi. Abbiamo voluto dimostrare a noi stessi, in primis, che fare musica guardandosi in faccia produce emotività di cui la nostra generazione ha ancora tanto bisogno.
Ogni vostro disco ha una appartenenza geografica: questo?
L'Irlanda con i ritmi della nostra adolescenza. Lì eravamo nel cuore del rock.