di Fabrizio Basso
(inviato a Reggio Emilia)

Una grande festa. L’appuntamento è a Campovolo il 19 settembre. Luciano Ligabue ci torna per la quarta volta, tre da solo e una con tanti amici per il concerto a favore dell’Emilia terremotata, in ginocchio ma non doma. Stavolta però è davvero speciale perché sarà una grande festa e sarà il concerto più lungo di sempre: il Liga proporrà tutto l’album “Ligabue” del 1990, tutto “Buon compleanno Elvis” del 1995 e tutto il meglio di “Giro del mondo”. Tre feste in una sola serata visto che ci sono anche i 25 anni di carriera. Il costo del biglietto è di 50 euro, i biglietti sono in vendita da oggi e la festa comincia il 18 settembre, nel pomeriggio, con “Aspettando Campovolo”. Abbiamo incontrato Ligabue a Campovolo, ha raccontato cosa accadrà e ha distillato un po’ dei suoi 25 anni di storia.

Luciano partiamo dalla festa.
Campovolo è un anniversario vero, il 7 di maggio del 1990 ho pubblicato il primo disco. Mi piace pensare che sono 25 anni di carriera.
E festeggia il 19 settembre.
Sì, col terzo Campovolo. Le ricorrenze vanno festeggiate. Sono 25 anni dal primo disco e di carriera, i 20 da “Buon compleanno Elvis”, 10 dal primo Campovolo. Sarà il concerto più lungo di sempre, sarà una grande festa.
Altri dettagli?
I festeggiamenti partono il 18 settembre, come già accaduto nel 2011. Dal 7 maggio parte la prevendita, il costo del biglietto è unico: 50 euro. La novità è lo special box per tutti quelli che acquistano il biglietto, è una memorabilia. Non è in vendita, è solo per chi ha acquistato il biglietto.
Che suona?
Tutto il primo album con la band di allora, i ClanDestino, “Buon compleanno Elvis” con La Banda e poi il repertorio successivo con la band attuale. Ci piace festeggiare questi dischi per salvaguardare quello che abbiamo fatto.
E’ la prima volta che fa i suoi album integralmente?
A parte una volta che ho suonato il primo album perché ero agli inizi e senza repertorio questa è una serata una tantum.
Da dove è partito tutto?
“Sogni di rock’n’roll”: un mondo piccolo ma vero. Poi “Certe notti”. C’è sempre una canzone che già nel titolo porta rispetto a quello che vogliamo comunicare.
Quando è cambiato lei?
Tanto. Ho cominciato con una incoscienza totale, oggi ne ho meno per forza di cose perché ho meno pudore a raccontare certe storie e parlo più di me in prima persona.
Scivoloni?
Se ne ho fatto scivoloni si sono visti tutti e me li sono meritati. Io ho una tendenza che sfiora la basicità ovvero la canzone funziona se arriva alla gente…i più clamorosi sono stati il terzo album, "Sopravvissuti e sporavviventi", col quale sembrava finita la carriera e Miss Mondo poiché soffrivo di un problema di identità importante e ho scritto materiali che non potevano essere popolari. Se caschi devi passare il tempo necessario da solo per ritrovarti.
Il viaggio nel mondo?
E'un regalo che ci siamo fatti. Il disco è "Mondovisione". Possiamo rischiare di perdere soldi in posti dove forse ci sarà poca gente ma è un regalo per gli italiani che non possono sentirci in Italia.
Sorprese?
Non sapevo di giapponesi che conoscessero le mie canzoni, sapevo di qualche brasiliano ma non così tanti. Suonare in posti da 500 persone è un passo indietro nel tempo. Io amo l'urgenza di dire una cosa, non importa dove.
Quando sceglie i brani per un disco capisce come capisce cosa funziona e cosa no?
Capisco se è una infatuazione del pomeriggio e se è una cosa che mi piace.
Avrà ospiti il 19 settembre?
La storia si racconta da sola, non servono ospiti.
Giudicasse Ligabue in un talent che gli direbbe?
Guarda come ti muovi e come ti vesti. Mi faccio tenerezza per movenze e atteggiamento e anche per un look che credevo fosse solo mio. Ma i talent all’epoca non c’erano. Resta il fatto che con la musica non inganni la gente. O meglio se ragioni così hai una canzone che dura una estate e poi fai i conti con altro.
Quanto andrà avanti?
Spero di tirare avanti ancora un po’. Avere davanti un pubblico è gratitudine.
La sua formazione?
Negli anni  70 col rock progressivo e i cantautori. Scrivevo musiche inutilmente complesse, tanta pretenziosità finché una domenica pomeriggio ho scritto una canzone compatta, dopo essere stato con amici in discoteca, ognuno ha fatto quel che poteva poi ci siamo ritrovati ed è nata "Sogni di Rock'n'Roll". Mi piace pensare che si possa esprimere una poetica attraverso parole semplici.
Quando si è accorto che ha svoltato?
Nel 1990 ad Alessandria al Rocktober Fest, ingresso 10mila lire birra compresa: avevo gli Statuto come gruppo di supporto e quando ho notato che nelle prime venti file tutti sapevano le mie canzoni a memoria: lì ho capito di essere uscito dal contesto degli amici.
Crede nei sogni?
Se con i sogni cerchiamo di non svegliarci è una bella cosa.
Campovolo 2015 diventerà dvd?
Non è in programma, per ora. Sommando tutte le mie opere ho una media di oltre un lavoro l’anno tra film, libri e musica. Mi sento Appagato.
Come nasce una canzone?
"Sogni di rock'n'roll" la ho scritta in 15 minuti come quasi tutti le altre. Poi c’è un lungo periodo di ripensamento e di dettagli. C’è un primo lavoro artistico ce poi c’è il ragionamento. Avventurosi, inaspettati e appaganti.
Usa la tecnologia?
Mi permette di fare da solo i demo di tutte le mie canzoni. Nel fare dischi la tecnologia permette tutto. E’ un peccato però che gli studi chiudano in continuazione.
E' un artista social?
Frequento poco i social ma fanno divertire anche se fanno perdere il rapporto umano, quello vero. Secondo me siamo vicino al laboratorio e dico che questi tempi li capiremo tra qualche anno.