di Camilla Sernagiotto

Vedi Napoli e poi muori.
Questa perla proverbiale si tramanda di generazione in generazione nel meraviglioso capoluogo della Campania, fatta circolare già nel Settecento da chi nella stupenda Napoli ci viveva.
Anche se i turisti più scaramantici (e i campani ne masticano di scaramanzia!) potrebbero essere intimoriti da una simile sentenza, questa città attira frotte di viaggiatori pronti a sfidare la sorte pur di assaporare la bellezza partenopea.
Proprio questa bellezza è una delle protagoniste della nuova attesissima serie Morti e Stramuorti, in onda su Explora Hd (canale Sky 415) ogni venerdì alle 21.00 a partire dal 12 giugno, il primissimo docu-reality italiano che tratta il tema finora tabù della morte e lo fa in uno degli scenari in cui la thanatos è sentita più visceralmente: Napoli, appunto.

A raccontare vita e morte (mancano solo i miracoli) del loro insolito lavoro sono i componenti dell’agenzia di pompe funebri Dell’Anno, uno dei nomi più conosciuti in materia funerea sia in città sia in provincia.
Il loro family business si tramanda da più generazioni (cinque per l’appunto), il che gli conferisce un’esperienza e un corredo genetico tali da poterli considerare i migliori Funeral Planner sulla piazza.
Non a caso proprio la loro famiglia-agenzia funebre è stata scelta dalla produzione di Gomorra – La serie per le scene di funerali.

Morti e Stramuorti seguirà questa grande famiglia di quindici persone formata dai proprietari Umberto, Francesco, Massimo e Mirko Dell'Anno, dalle nuore, dai nipoti nonché da collaboratori considerati parte integrante dell’albero genealogico nonostante non ci siano legami di sangue, ossia i cinque “schiattamuorti” (così i becchini vengono soprannominati a Napoli) Federico detto O’ Caposquadra, Lello detto O’ bello, Gabriele detto O’ Sciupafemmine, Aziz detto O’Marocchino e l’ultimo arrivato Roberto O’Stagista.

Sullo sfondo troviamo una Napoli affascinante che non si accontenta di restare secondaria e diventa man mano protagonista delle puntate tanto quanto l’agenzia Dell’Anno.
“Napoli è la nostra New Orleans per il rapporto particolare e molto sentito che ha con la morte”, afferma il Direttore dei canali tv di De Agostini Editore, Massimo Bruno, durante la presentazione alla stampa.

I membri della famiglia Dell’Anno sono una sorta di nostrani Fisher (i protagonisti della serie televisiva statunitense Six Feet Under) che, tra salme da trasportare, funerali da organizzare, ricette della tradizione culinaria partenopea che fanno da fil rouge alle puntate e vox populi che esprimono perle di saggezza di tradizione napoletana sulla morte, trascorrono giornate all’insegna non solo del dolore ma anche dell’ironia.
Un’ironia usata ovviamente con le pinze, vista la tematica delicatissima, ma necessaria per chi fa il lavoro dei Dell’Anno e deve per forza utilizzarla come scudo, come antidoto per esorcizzare la sofferenza.
Abbiamo incontrato i quattro protagonisti principali di Morti e Stramuorti: i fratelli Francesco e Massimo Dell’Anno e i fedeli e fidatissimi necrofori Lello detto O’ bello e Gabriele detto O’ Sciupafemmine. Ecco cosa ci hanno raccontato della serie più attesa… Dell’Anno!

Cosa dobbiamo aspettarci dalla serie Morti e Stramuorti?
Possiamo dirvi quello che ci aspettiamo noi: speriamo che si riveli un bel successo non solo per noi ma anche per cambiare un po’ quello che i pregiudizi portano a pensare di chi fa il nostro lavoro. Questa serie è senz’altro una novità perché tratta per la primissima volta in Italia un tabù di cui mai si era parlato. Quello che ci teniamo assolutamente a puntualizzare è che non si tratta certo di una presa in giro sulla morte né di alcun tipo di ridicolizzazione: il nostro rispetto per la morte è tale che mai e poi mai potremmo trattarla con leggerezza. Un pizzico d’ironia, tipico inoltre della nostra innata napoletanità, c’è in ogni puntata. A Napoli si usa dire: “Non c’è matrimonio senza lacrime né funerale senza riso”.

Come credete che verrà accolta la serie?
Speriamo che venga accolta bene e apprezzata. I nostri intenti sono buoni, speriamo che anche il pubblico li percepisca tali. Non vogliamo offendere né infastidire la suscettibilità di nessuno.

Quanto la vostra serie è ispirata a quella inglese La morte ti fa boss?
In verità le due serie sono molto diverse perché nascono in contesti e culture lontane tra loro. Nella serie inglese si esplora il mondo delle pompe funebri più a livello antropologico, passando al setaccio i riti tipici delle varie culture. In questa, invece, si segue in maniera documentaristica chi fa questo lavoro in un posto particolare come Napoli, dove il culto della morte è molto sentito.

Come avete accolto la proposta di diventare protagonisti di una serie del genere?
In realtà inizialmente credevamo si trattasse per lo più d’interviste a noi del mestiere. Poi, man mano che le riprese sono andate avanti, ci siamo ritrovati nel cuore di quello che crediamo essere un meraviglioso progetto di cui siamo felicissimi di fare parte.

Nella serie c’è una consulente psicologa che vi aiuta ad affrontare al meglio i lutti e il dolore, esatto?
Sì, la dottoressa Menditto. Non si tratta di una novità della serie bensì di una nostra collaboratrice che da anni offre supporto a noi e ai cari dei defunti di cui seguiamo il funerale.

In una società in cui il Wedding Planner è diventata una figura professionale cui molti ambiscono, com’è visto il vostro lavoro da Funeral Planner?
Non viene ancora riconosciuto. La crisi poi ha fatto sì che la gente decida di non spendere molto per le esequie, di fare per lo più funerali economici.

Da quanto tempo la vostra famiglia lavora nel settore delle pompe funebri?
Da cinque generazioni.

Qual è l’aspetto più difficile del vostro lavoro?
Quando i defunti sono persone giovani. Anche e soprattutto per questo sentiamo il bisogno del supporto psicologico della dottoressa Menditto.

E l’aspetto che invece più apprezzate?
È gratificante sapere che in momenti così difficili come possono essere quelli luttuosi noi possiamo aiutare in qualche modo chi soffre. Il fatto che tutti si siano sempre trovati molto bene con noi sia a livello professionale sia a livello umano ci rende orgogliosi e soddisfatti del nostro operato.

Ci sono ancora tanti pregiudizi su chi fa il vostro lavoro?
Moltissimi. Ci auguriamo che questa serie riesca ad abbatterli.