di Fabrizio Basso

Il rap più Vero è quello di Guè Pequeno. Il Club Dogo esce col suo nuovo disco da solista e prende le distanze dall'hip hop italiano ma senza sputare nel piatto dove ha mangiato, mangia e mangerà.

Gué Pequeno Vero è un disco nuovo per linguaggio e stile.
Sono il rapper più accusato di americanismo e stavolta lo ho fatto veramente.
Che è successo?
Avevamo il progetto ma solo all’ultimo abbiamo saputo che pubblicavamo con Def Jam Recordings. Io sono un cultuore dell’hip hop fin da ragazzino. Ero innamorato di Jay Z.
Quindi è un esterofilo?
Non proprio ma è innegabile che la dimensione hip hop più vera è quella internazionale.
Ha fatto Interstellar con Akon, rapper americano che ha lavorato, tra gli altri, con Eminem e Snoop Dog.
Sì. Ma il mio disco è pesante in generale. Non è musica leggera italiana, l'hip hop così deve essere. E' la mia reazione ia palloncini colorati e alle big bubble che oggi permeano il rap italiano: è troppo teen.
Però anche lei si è concesso una apertura più pop.
Certo. Ho venduto 70mila copie del precedente Bravo Ragazzo senza vere hit e faccio il figo per questo. Stavolta serviva un pezzo forte per partire: pensi che Interstellar era destinato a Jason Derulo ma siamo riusciti a portarlo a casa.
Ascolta il rap europeo?
Sì, soprattutto quello francese: a 14, 15 ho fatto il viaggio della speranza in interrail: sono andato a Parigi perché innamorato del rap francese, la Francia era la nostra America, più avanti dell'Italia a livello di hip hop.
Si è fatto amicizie?
Sono entrato nella sfera Parigina, che si oppone a quella di Marsiglia, come dire East e West Coast.
Che disco è Vero?
Contiene una grinta e una trasparenza che ne ricalcano il titolo.
Ha scelto di vivere in Svizzera: perché?
C’è una scena hip hop interessante. C’è chi si ispira stando a casa mentre io mi ispiro sul campo, nei night e nei locali della Svizzera italiana. Spesso mi reco a Zurigo e mi trovo in un contesto un po’ più europeo. Mi ha chiesto perché ho scelto la Svizzera? Per benessere, perché c’è una popolazione varia e perché ci sono ragazze esotiche.
Si ritiene una popstar?
Posso anche esserlo: chiunque vende dischi e spacca ha il mio rispetto ma io volevo staccarmi dal mio ambiente e fare una cosa più vera, non hip hop all’italiana. Non devo frustrarmi per adeguarmi alle leggi del mercato.
Tour?
Mancano sei mesi, comincio il 28 gennaio 2016 all’Alcatraz di Milano.
I Club Dogo (grande attesa per il concerto del 18 luglio all'Estathè Market Sound, ndr)?
Sono nati super underground e già col primo disco hanno rivoluzionato le cose. Mi han dato tanto, non li rinnego ma è il momento di dedicarmi a me. A livello artistico mi trovo a vivere una nuova vita. Non si scioglieranno mai ma non so dire se e quando ci sarà un altro disco.
E' ricco?
Mia mamma mi dà del nuovo ricco. E’ uno stereotipo dal rap mostrare che ce l’hai fatta. Ma in Italia bisogna stare rasoterra anche su questo: all’estero ti compri una auto e nessuno ti dice nulla qui sei un venduto. Io faccio cinque lavori, mi sbatto 12 ore al giorno: quello che guadagno me lo sono meritato.