di Marco Agustoni

 

Per Carlos Santana suonare e cercare di rendere il mondo un posto migliore sono un tutt'uno. Un tutt'uno che si può riassumere con il concetto di Suono Universale, titolo peraltro della sua autobiografia edita da Mondadori, in cui racconta dettagli noti e inediti della sua vita e della sua carriera di musicista. Ci ha parlato di questo personaggio unico (protagonista tra l'altro del live Santana - Greatest Hits in onda sabato 27 giugno su Sky Arte HD) Ashley Kahn, giornalista musicale che assieme ad Hal Miller ha aiutato Carlos a raccontarsi.

 

Come avete lavorato con Carlos Santana?

C'era così tanto da dire, che abbiamo semplicemente pensato di lasciarlo parlare. E Carlos ha deciso di procedere in ordine cronologico, partendo dalla sua infanzia. Qualche volta ero io a parlare con lui, magari in un lungo weekend a Las Vegas. Oppure era Hal con una conversazione al telefono. Solo dopo la decima intervista ho messo giù la struttura del libro e ho cominciato a capire cos'altro serviva in più, quali erano gli aneddoti che nessuno aveva ancora sentito su cui servivano più dettagli.

 

È stato lui a scegliervi?

Sì. Credo che abbia fatto dei colloqui con numerosi scrittori, ma lo ha colpito che io sia stato l'unico a venire armato di carta su cui prendere appunti. E poi è stato d'aiuto non solo il fatto che conoscesse i miei libri su John Coltrane e Miles Davis, che sono due dei suoi idoli, ma anche il nostro comune amore per il blues, di cui siamo entrambi dei veri e propri nerd.

 

Che esperienza è stata scrivere un libro con Carlos Santana?

Una di quelle che ti cambiano la vita. Passare molto tempo con qualcuno che pensa e lavora continuamente alla musica e a come far stare meglio la gente è qualcosa di faticoso, ma anche di molto intenso. 

 

È stato più difficile lavorare a questo libro rispetto ai tuoi precedenti?

Sì, perché lì erano i miei pensieri e parole, mentre qui ho dovuto dare forma a quelli di un'altra persona. Magari ci sono cose in Suono Universale con cui non sono d'accordo, ma è la sua storia, per cui ho rispettato le sue decisioni.

 

Il libro procede cronologicamente, ma nell'introduzione Carlos parla di come la sua vita sia divisa in tre parti: la sua avventura musicale, i suoi legami familiari e la sua spiritualità. Questo ha influenzato la struttura complessiva?

Non è propriamente una divisione. Questi tre aspetti sono strettamente legati tra loro e fanno parte di un tutt'uno, come diversi ciuffi di una stessa capigliatura. In effetti quest'idea delle tre componenti l'aveva sin dall'inizio, tanto che è ancora scritta su quei miei primi appunti di cui ti parlavo. Era una cosa che Carlos aveva già bene in mente, così come il fatto che il libro sarebbe cominciato con un corteo. 

 

Condividi la sua concezione di musica come qualcosa proveniente da un piano superiore?

Nella sua idea non c'è un superiore o un inferiore, ma è tutto quanto interconnesso. L'ego, nemico dello spirito, ti distoglie dalla ricerca della tua scintilla divina. Siamo tutti nati con questa scintilla e rimane sempre dentro di noi, ma alle volte veniamo distratti da altro. Lui usa la musica per aiutare la gente a ristabilire questa connessione. È la sua ragione di vita.

 

Lasciare che fosse Carlos a parlare senza imporvi rientra proprio in questo concetto di non dare troppo spazio al proprio ego...

Esatto, il mio lavoro era di dare una struttura, una grammatica alla sua storia. E alle volte di trovare le parole giuste, quando magari Carlos diceva una cosa, ma intendendone in realtà un'altra.

 

Come spiegheresti il concetto di Suono Universale a qualcuno che non conosce Carlos Santana?

Suono Universale è il suo modo di spiegare in due parole che la musica è qualcosa di divino che connette la gente. Per lui la musica è qualcosa che può cambiare la gente. Cambiare addirittura a livello molecolare, per quanto questo possa apparire folle! [ride] Comunque altri musicisti hanno detto la stessa cosa con parole diverse: per Bob Marley era One Love, per John Coltrane A Love Supreme...

 

Trovi che Carlos sia una sorta di sciamano moderno?

Assolutamente sì, sciamano è proprio il termine giusto per descriverlo. Carlos è una persona spirituale ed è un leader. E oltretutto è consapevole di esserlo.

 

In questa visione delle cose ha senso fare musica senza avere un messaggio?

Dal suo punto di vista no. Ma citerò John Coltrane in un'intervista con August Blume del 1958 in cui diceva che se una persona fa musica, è già alla ricerca di una verità. Insomma, la musica in sé può essere un messaggio, perché un messaggio non deve essere per forza fatto di parole. E se qualcuno trova del significato in una canzone di Katy Perry o Taylor Swift è già un'ottima cosa. Se poi vuole andare più in profondità, allora può passare a John Coltrane...

Il tuo aneddoto preferito da Suono Universale?
A un certo punto Carlos racconta di come Steve Ray Vaughn abbia preso molto, nel suo modo di fare musica, da Albert King. Pare che un giorno i due si siano incontrati e a un tratto il secondo abbia detto: "Mi devi 50mila dollari". Per il debito musicale che Ray aveva nei suoi confronti, no? Ma il bello è che Ray... glieli ha dati davvero!