di Fabrizio Basso

Mancava da un po', Raf, sul mercato discografico. Ed è tornato con un album molto autobiografico. Che è anche un atto di coraggio perché mentre tutti raccontano il mondo che ci circonda, lui racconta se stesso. E se guarda fuori lo fa attraverso se stesso. Il disco si intitola semplicemente e realisticamente Sono io. Lo abbiamo intervistato.

Raf cosa è cambiato per essere così intimista?
Guardi Sono io non è molto differente dai precedenti album, ma qui in maniera evidente c’è già dal titolo un parlare in prima persona.
E' la prima volta che si espone così.
In effetti non lo ho mai fatto, è una presentazione di me stesso. Molti finiscono per conoscerti attraverso le canzoni ma non ti conosco mai bene.
Cosa la ha indotta ad apririsi?
Mi andava ora di raccontare qualcosa di me, non è un momento celebrativo, sarebbe capitato prima o poi…
C'è una canzone in inglese Show me the way to Heaven.
L'attitudine a cantare in inglese è così forte che non resisto alla tentazione. Scrivo la musica, faccio i testi in un inglese maccheronico e poi arriva l’italiano. In questo caso non trovavo una chiave forte in italiano ed è rimasta così.
Sua moglie Gabriella Labate ha collaborato ad alcuni testi.
Ho scoperto che le cose che scrive mi piacciono, ha scritto libro che non so se mai pubblicherà.
Perché?
E’ timida. Non scrive canzoni, scrive cose che io traduco in canzone.
Nessuna canzone sociale, a sto giro.
C’è una sola traccia di problematiche umane e globalità. Ne parlo da vent’anni ma molti non ne sono al corrente perché sono le canzoni che non passano in radio. Il mondo è entrato in crisi tra fine Ottanta e inizio anni Novanta.
Non è cambiato nulla?
Il problema climatico di oggi è simile a quello di quando si è iniziato a parlare dell’effetto serra: ne parlavo già in Cosa resterà di questi anni Ottanta. Ho consigliato l’umanità su come invertire le cose. Ora l'mmigrazione è un problema che si è aggravato.
Quindi ha rinunciato a fornire nuovi consigli.
Basta una canzone per fare il punto situazione, la gente per il resto ha bisogno di musica pop, bisogna riscoprire la bellezza dell’effimero e della leggerezza, quella degli anni Ottanta che abbiamo perso.
Definisce Sono io sperimentale.
La dance mi piace, la sperimentazione mi piace: sono nato in una generazione per la quale la musica era cosa viva. Le ultime cose nuove nella musica sono datate fine anni Settanta inizio Ottanta.
Perdiamo le speranze?
Qualcosa rinascerà.
Cosa è la musica?
E' tante cose.
Perché dice che niente c'è di nuovo?
La chitarra elettrica era nuova all'epoca dei Beatles ma oggi ha 50 anni.
La musica è morta, conferma?
Dire che la musica è morta significa che non c’è più qualcosa che è veramente nuovo. Ma non significa che non devi fare più nulla.
Che significa?
Fare di testa propria. Io non ho inventato nulla, ho sempre copiato e continuerò a farlo. Non è un disonore, chi fa cose nuove pecca un po’ di presunzione.
Cosa è il Pop?
Per me è tanti stili.
Sono io si è sviluppato molto negli Stati Uniti.
Sono stato negli Usa non solo per scrivere un disco ma perché avevo voglia di farlo con la mia famiglia. Volevo passare un anno fuori dall’Italia e vedere l'Italia da lontano e conoscere meglio un paese che già conoscevamo bene essendoci stai anche per periodi lunghi.
Le piacciono gli Stati Uniti?
E’ un paese dove vivo bene ma che sento di odiare, una democrazia che mostra i forti orrori delle contraddizioni, fa capire quanto il mondo sia ingiusto. Per un italiano l’America non è così diversa come poteva esserlo trent’anni fa.
Insomma Sono io e tutto lei?
I dischi li faccio tutti io, posso avere al massimo collaborazioni. Ma il novanta per cento di tutto sono io.
Si sente anche nella musica.
Le faccio un esempio: in Io ti vivo suono tutto io, dagli strumenti elettronici allo xilofono: questo è sperimentare. E con presunzione dico che non sono in molti a farlo.