di Fabrizio Basso

Un disco anarchico. Che racconta di persone e storie, di memoria e amori. E', Tutto quel che ho, una raccolta di canzoni pubblicate da Luigi "Grechi" De Gregori tra il 2003 e il 2013. Il titolo è un verso di Ma che vuoi da me, brano che apre il disco. Fratello di sangue e d'arte con Francesco, De Gregori si racconta in questa intervista.

Che strano disco Tutto quel che ho.

In un certo senso è un disco anarchico, preparato d'istinto quasi fosse un concerto.
Certo che condensare tre dischi in 18 canzoni...
Mi garantivano varietà. Non ho fatto fatica a scegliere i pezzi.
Un esempio?
Parto con Ma che vuoi da me perché un suo verso è il titolo ed è giusto sia così. Poi metto in sequneza la trilogia Il bandito e il campione, L'Isola di Toni e Torna il bandito. Ho badato alla varietà conscio che oggi non esistono più gli ascolti compelti. Sono cambiate le abitudini, ognuno fa una sua playlist.
Lei ha frequentato Lawrence Ferlinghetti e molti altri rappresentanti della Beat generation: cosa le hanno dato?
L'incontro è stato casuale, tramite un libraio comune amico. Io ero già avviato quindi la mia musica non ne ha tratto ispirazione. Altro mi hanno lasciato.
Cosa?
Il loro modo di concepire la vita, l'arte. Declamano le loro poesie come se il poeta fosse un cantante rock. Si batava più al suono della parola che alla parola in sè.
Musicalmente dove affonda le radici?
Molto lontano, avendo studiato l'inglese. Penso a Woodie Guthrie.
Le piace raccontare storie?
Sì ma non in ordine cronologico. Amo la storia raccontata a frammenti.
Il Punk e la Beat generation ultime rivoluzioni culturali?
Non so, sono ignorante. Nel mondo musicale mi sono ritagliato uno spazio tra le pieghe della musica. E poi la musica non ha rivoluzioni: quella di successo è spinta dalle major, chi va fuori dal gruppo ha poco spazio. Ma certo che qualche cosa la ha fatta. Sa che penso?
Dica.
La rivoluzione è il rock'n'roll negli anni Cinquanta. Cantanti, orchestra e canzoni che spesso non si sapeva chi le avesse scritte. E poi c'era il nuovo utilizzo della batteria, prima figlia del jazz.
E la chitarra elettrica?
Raggiungeva un pubblico più ampio rispetto a quelle acustiche usate nei club. Sostituiva il banjo. Elettrificata fu una rivoluzione: Bob Dylan spacco i fan, una parte apprezzò, l'altra lo chiamò traditore.
Ha visto qualche concerto per lei memorabile?
Non sono una grande frequentatote di concerti. Ho visto quelli di amici, di Fabrizio de Andrè, di mio fratello Francesco. Ricordo un live splendido dei Los Lobos e Dave Alvin per pochi intimi a Ropma davanti alla Basilica di San Paolo: grinta e qualità uniche.
Che concerto sogna?
I Rolling Stones che fanno i Beatles.
Ora che succede nella sua vita?
Qualche apparizione in alcuni concerti di mio fratello e poi i miei live in piccoli centri per piccole comunità.
Un mini-tour?
Diciamo che vorrei fare qualcosa che assomigli a un tour.
Dove scopriamo quali sono i suoi appuntamenti?
Sui muri.
Scusi?
Come una volta. Guardando i manifesti appesi sui muri e cercando la mia faccia.