di Fabrizio Basso

L'orologio gira, gli ingranaggi rockeggiano e Tiziano Ferro chiede subito Xdono, forse essere stato troppo lontano dagli stadi. Elegantissimo in smoking, ha il sorriso da scugnizzo e la voce da angelo. Dietro sembra di essere in Metropolis di Fritz Lang ma poi arrivano i palazzi e Le differenze tra me e te: sono bastate due canzoni per accendere il suo popolo. E pure quello degli scettici. Quello dell’ok ti accompagno ma che noia…Tiziano Ferro ha messo d’accordo tutti in neanche cinque minuti. E neanche il temporale sugli schermi spaventa perché “ripenserai agli angeli” con Sere Nere e il cielo dietro di lui si fa rosso, vermiglio. Arrivano Troppo buono e Indietro e Ferro scivola elegante sulla passerella per arrivare nel cuore della torcida. C’è la dolce melanconia di E fuori è buio mentre Imbranato segna, come a teatro, la fine del primo atto.

Fa caldo negli stadi, nonostante il vento soffi e qualche nuvola macchi il cielo. E allora via lo smoking, basta una camicia bianca per Il regalo più grande. Un nanosecondo di pausa poi le prime parole: “Sono giorni bellissimi, ho visto accadere cose stupende intorno a me. Si parla spesso di amore ma non tutti sono pronti a capirne le sfumature. Questo lo comprendo, ma non capisco chi lo usa per costruire barriere. Dedico Scivoli di nuovo a chi va avanti senza cadere nella barriere altrui”. Laser a colorare la notte con Il sole esiste per tutti. Poi il palco diventa un entrapment di raggi verdi che si intersecano e Tiziano rossovestito canta Non scappare mai più. Il rock esplode con Stop! Dimentica: la batteria e le chitarre elettriche tengono alto il voltaggio. Che diventa (video) incendio quando c’è da chiamare a raccolta il popolo Xverso: sembra di sentirlo il calore delle fiamme in tribuna, sul prato, anche nelle vie circostanti. Ma non finisce qua perché mentre il suo supergruppo tiene il ritmo lui, in dissolvenza sulla schermo nella realtà dietro le quinte, si sfila l’abito rosso e diventa un un dirty dancer che canta Olimpiade con ballerine e ballerini virtuali. E’ molto Mississippi ma pochi secondi dopo con Isole negli occhi siamo nel cuore della metropoli. Può essere NYC come Tokyo ma non importa è il sogno che conta. Con Ero contentissimo si resta tra i grattacieli della magia, con la pioggia che cade e Tiziano è il Batman dei suoi stadi.

Chiede al coro dei fan di accendersi per cantare con lui L’amore è una cosa semplice "e adesso adesso lo dimostrerò”. Ora cede Tiziano, guarda i suoi musici, sorride e lancia un “sì” di gioia.  Si appoggia al pianoforte perché ora Ti scatterò una foto. Ma anche Ti voglio bene e Le cose che non dici che sono diverse da quelle che non vedi perché Tiziano che vola sul palco lo si vede benissimo e torna con i piedi on the stage solo per far saltare tutti sul ritmo di Raffaella è mia. Gambe al cielo anche per Rosso relativo con Tiziano che indossa un giubbotto di pelle alla Marlon Brando. Emozione spessa per L’ultima notte del mondo e Per dirti ciao: è l’angolo del romanticismo. Il finale rotola inesorabile verso la sua metà, ma si prova a rallentarlo con riflessioni sull’amore, sull’umore, sul bene e sul meno bene (perché non c’è il male nell’universo di TZN) e Latina in versione strumentale. La band riappare con Alla mia età e La fine, che è un talkin’, che racconta di “un bel film che lascia tutti senza parole”. Ma siamo in uno stadio e dunque veloce come un tiro di punta gonfia la rete Lo Stadio che poi è l’autostrada dei suoi desideri che nei pensieri all’incontrario (non) va. Il finale è con Non me lo so spiegare e, non poteva essere diversamente, con Incanto.

Con lui sul palco, a celebrare un trionfo annunciato ma mai scontato e dunque che vale doppio, Tim Stewart e Andrea Tagliapietra alla chitarra, Luca Scarpa e Nicola Peruch  alle tastiere, Aaron Spears alla batteria e Reggie Hamilton al basso. Nessuno, anche l’ultimo, ma indispensabile, dei tecnici è stato semplicemente perfetto.