di Fabrizio Basso
(inviato a Reggio Emilia)

Due giorni dopo Reggio Emilia torna la città di sempre, con i suoi portici e le sue piazze, la sua quiete da luogo della Bassa. Ma a voltarsi indietro l’eco è ancora forte perché Luciano Ligabue, che a Reggio Emilia vive, è uno dei rari casi di profeta in patria. Lui frequenta la città, capita di vederlo passeggiare, insomma è uno di loro. Uno di noi in senso allargato e per quello che ha regalato sabato sera. I numeri parlano da soli: alle ore 17 del 19 settembre i biglietti venduti erano 146.118. Qualcosa di più si sarà fatto, ma sono spiccioli in un patrimonio che sia chiama impresa e che ha la regia di Friends & Partner.

Perché come ha detto lui stesso mentre salivano al cielo, insieme a uno spettacolo pirotecnico meraviglioso, le ultime note di “Con la scusa del rock’n’roll”, non si è trattato solo di un concerto ma di un villaggio. C’erano, in questo spazio enorme di 240mila metri quadrati, una tensostruttura che raccontava la sua storia, il Ligamovie, i musicisti di strada che a lui si rifanni, i LigaBuskers, e poi il Bar Mario, una ruota panoramica per vedere quell’universo da un po’ più vicino al cielo…CampoVolo ce ne sono stati quattro, io li ho visti tutti: questo è magia e perfezione, non ci sono state le imperfezioni del primo, del 2005, non c’è stata la perfezione del secondo, non c’è stato il pathos del terzo, quello per l’Emilia terremotata. Qui c’è stato tutto. A partire dal volto teso di Luciano che lo ha accompagnato fino a “Piccola stella senza cielo”, fino al sì liberatorio sul far della mezzanotte, canzoni mai (o quasi) fatte in pubblico eppure amate, una “Buonanaotte all’Italia” con nuovi volti, le sue tre bande, i ClanDestino, La Banda e il Gruppo.

In una sera quattro compleanni: 25 anni di carriera e dall’album d’esordio “Ligabue”, i 20 anni di “Buon compleanno Elvis”, disco della svolta, e i dieci dal primo CampoVolo. Il palco aveva alle sue spalle 850 metri quadrati di schermo, due i milioni di watt. Che altro aggiungere? Una promessa e una rassicurazione: il Liga ha garantito che questa sua vittoria non è la fine di una storia come per Flavia Pennetta dopo il trionfo all'US Open, lui resta. Ma adesso si va avanti con giudizio, come dice il suo amico e manager Claudio Maioli “ora per un po’ ci leviamo dalle palle”.