di Fabrizio Basso

Quanto si abusa oggi della parola Pop? Viene da popolare o popolano, come dice della sua cucina Davide Oldani? Ma cosa è 'sto pop, come canta quel geniaccio bravo di Renzo Rubino? Una lettura nuova, originale, realistica, a suo modo affascinante arriva da Martino Corti, attore e cantautore, che costruisce una spettacolo di monologhi pop: C'è da morire dal vivere è in scena a Milano, allo Spazio Tertulliano di via Tertulliano 70 a Milano.

Martino cosa significa Pop?
Molto semplicemente vuol dire popolare e quindi di tutti.
Un ritratto dell'umanità, insomma.
In un certo senso: nel mio spettacolo parlano un po’ tutti e lo racchiudo in quello che faccio. La gente è il più grande spettacolo del mondo e non si paga il biglietto come disse Charles Bucowski.
Come si snoda lo spettacolo?
Un alternarsi di canzoni e monologhi, tutto prettamente musicale, un viaggio alla ricerca della serenità.
Alla fine si raggiunge la serenità?
Lo spero. Ma non c’è nessuno di sereno: un conto è cercare se stessi in cima a una montagna, un altro in coda all’Esselunga.
Non è neanche facile trovare una montagna.
La montagna è dentro di noi
Coraggioso ad affrontare il pubblico on un monologo.
Il monologo è visto come una rottura di palle, ma io lo ho rivisitato e il mio modo di stare sul palco non si chiama teatro canzone. I monologhi, poi, sono anche quelli che si scrivono su twitter, devono essere brevi. Io provo a unire la velocità all'esperienza e fare in modo che per circa un’ora la gente si fermi a pensare.
Non sarà facile visto che neanche a teatro si spengono i cellulari.
All’inizio io chiedo di fare più foto e video possibili e di condividerli: se è regolarizzato, liberalizzato non ha il senso della trasgressione. E comunque la gente smette se il tema piace. L’importante per me è che la gente si senta arricchita di qualcosa quando torna a casa.
Condensare l'arte in 140 battute è arduo.
Ci sono fenomeni che di twitter vivono, è una forma di comunicazione che a me affascina molto.
Avesse 15 anni andrebbe a un talent?
A Italia's Got Talent ci andrei perché farei quello che faccio io, cioè parole e canzoni.
Prossimi impegni dopo lo Spazio Tertulliano?
Stiamo cercando di uscire dal meccanismo stagionale e intanto parto da dieci date. E' difficile lavorare con i teatri che completano le stagioni un anno prima. Ma non ho paura.