di Fabrizio Basso

L'amore di Luca Carboni si chiama Pop-Up e proprio come un pop-up prende strane forme, appare e scompare per poi riapparire diverso, sfumato. Il cantautore si affida, per la grafica, ai giovani di ShipMate, che ancora una volta dimostrano di non difettare di creatività  e di saper guardare in faccia il futuro.

Carboni per la prima volta in un suo disco l'amore abbonda.
Serve a combattere l’odio che avverto e vivo e che è ben vegeto nella società: la mia forza è scrivere canzoni d’amore.
Una cambio di tendenza se guardiamo il suo passato.
Vent’anni fa mi vantavo di avere successo con singoli che non erano d'amore, oggi dico che la vera forza è questa.
Come potremmo stabilizzarci?
Non credo esista un centro gravità permanente, come qualcuno ha cantato. Come dico in Chiedo Scusa ci sono contraddizioni: c’è il giorno in cui hai e dai risposte, altri non accade.
Poi c'è Milano.
E' stata la capitale della musica, Bologna è magica ma Milano era il centro del mondo. Ho pensato di andarci a vivere, per noi di provincia era la meta per antonomasia. La canzone parla di andare in fondo a se stessi, cercare la propria vera realizzazione e il senso della vita consapevoli che ci sono posti da cui scappare, dove restare e realizzarsi.
Sappiamo che ha una dedica.
E’ molto legata ai miei pensieri di ragazzo ed è dedicata a una mia cugina che non c’è più e che da Bologna si è trasferita a Milano.
Oggi c'è una morale comune?
Quando parliamo di morale dovremmo riconoscerci tutti in una ma ognuno ne ha una sua e su questo bisogna fare considerazioni.
Gran disco Pop-Up.
Grazie. Mi ha dato felicità fare questo disco, si è realizzato forse meglio di come lo immaginavo.
Strana stagione per chi fa il suo lavoro.
Il cd fisico probabilmente sparirà e si va verso i canali web, ci attende un futuro diversissimo, ma in questi ultimi tempi dove si presenta ancora un disco mi piace sottolineare che ha ancora funzione sul sociale, sulle persone, sul cuore. Tante cose, crisi in primis, fan pensare che non è così: ma  non è vero e se porta felicità ancora meglio.
Chiedo scusa si ispira a una poesia della poetessa polacca Wisława Szymborska.
La poesia mi è sempre piaciuta, ne leggo molta fin da ragazzo. Ma attenzione la mia non è poesia in musica, è riscriverla. Stavola mi è tornata in mente Chiedo scusa di Wisława Szymborska, mi sono riletto la poesia ed è nato un mix tra un testo mio e uno suo, i versi hanno molto della sua poesia, il ritornello esce completamente ed è solo mio.
Ed eccoci a Luca lo stesso.
Sembrano frecciate sociali ma anche qui sono considerazioni sull’amore, gli elementi che entrano nei versi descrivono situazioni legate all’amore in diversi contesti. Anche per la patria è amore. Bello sapere che quella scintilla è ancora attesa. Non è nata con spirito di rivalsa perché negli ultimi anni non tutto quel che ho realizzato ha fatto il botto ma quando lo ho scelto come singolo mi sono reso conto che poteva assumere questa valenza. Non ne sentivo l’esigenza. Ci aggiungo che negli ultimi dieci anni ho scelto di fare cose meno dirette.
Poi c'è Dio in cosa crede.
Potrebbe sembrare una canzone teologica e complessa, ma in realtà la immagino come una domanda infantile: noi crediamo in Dio ma lui crede in noi?
Una volta ha incensato Dustin Hoffman: oggi?
Tarantino non sbaglia un film, una volta è vero c'era Dustin Hoffman. Non ci sono più icone come Marlon Brand ma ce ne sono tanti bravissimi. Io tifo per cui Billy Bob Thornton.
Cosa ascolta?
Di tutto ma le dico che mi piace di più ascoltare un pezzo rap che un pop tradizionale anche se il rap non rientra nei miei gusti. Io però ho sempre sognato di fare cose solo mie e quando scrivo non ascolto niente anche per evitare similitudini ma capisco che poi i paragoni ci siano.
Con quale rapper avrebbe duettato?
Lorenzo è il mio preferito anche se non fa più rap. Poi J Ax, Clementino non dico Fabri Fibra perché abbiam già collaborato.
Il titolo come nasce?
E' un po’ simile a Forever, il mio secondo album. Dopo quello non ho mai più fatto un titolo in inglese che fosse una sorpresa. E' un gioco di parole: dai libri per bambini alla tridimensionalità ma la parola pop si sente, è un gioco di parole sganciato dai temi delle canzoni. La musica è il 50 per cento di quel che facciamo per cui non si può giocare solo sui testi.
Chi è Luca Carboni?
Nasco come autore, sognavo di farlo per altri non era una priorità andare sul palco. Ci tengo che quel che faccio possa arrivare senza ostacoli, ma non ho mai lottato per essere primo della classe. Anche a scuola ero tra gli ultimi.
Pop-Up ha avuto una lunga gestazione?
E' l'undicesimo album di inediti in 30 anni. In passato sono sempre partito con cinque pezzi e gli ultimi in studio, mai partito con tutto pronto. Stavolta ci ho lavorato due anni e tra tutto quel che avevo ho portato a termine cose che avessero più senso.
Si sente lo zampino di Corrado Rustici in produzione.
Io credo che il grande produttore è quello che entra in sintonia con l’artista, non si preoccupa solo di fare dischi fantastici.
Tour?
E' spostato in avanti, lo voglio figlio di questo album e ci voglio pensare. Ho anche idee estetiche di un racconto con riferimenti a un mondo new wave che ho in mente.
Quando lavora?
Dedico molto tempo alla musica di notte.