di Fabrizio Basso

I cambiamenti non arrivano mai da soli. Ma alcuni sono più riusciti di altri. Uno è quello che mette in fila Rolling Stones, Sky Arte e Danilo Rea. Certo ci sono anche i Beatles, ma a 'sto giro i Baronetti li mettiamo a correre da soli. Il cambio dell'ora è su Sky Arte sabato 24 alle ore 2.25 con Shine a Light (epico concerto di Mick Jagger e soci) il cambio, melodico, dei Rolling Stones è sul nuovo disco di Danilo Rea che si intitola Something in our Way ed è una sua reinterpetazione pianistica di storici pezzi di Beatles e Stones. Lo ho intervistato.

Danilo Rea progetto ambizioso il suo.
Ho fatto il mio primo disco da solista a 40 anni quindi i miei lavori sono lenti ma ponderati.
Perché così tardi e così pochi?
Ho partecipato a molti come session man ma da solo ne ho fatti pochi. Perché? Un disco deve segnare qualcosa.
Come si è approcciato a Beatles e Rolling Stones?
Tre parole: semplificare, ricostruire, reinterpretare.
Dovrebbero fare così anche i giovani.
A loro dico che il primo obiettivo è l'emozione: dunque suonino quel che vogliono.
Totale libertà, insomma.
Ogni musocosta ha un suono, deve cercarlo e non cedere a un caposcuola che condiziona.
Un esempio?
Mina che fa suo ogni brano. Lo strumento è sempre lo stesso ma devi trovare il tuo approccio.
Come si è approcciato a Something in our way?
Essendo solo ho lavorato per sottrazione, lo svantaggio va tramutato in vantaggio.
Punto di partenza?
Il primo stimolo è la melodia.
L'improvvisazione?
Importantissima. Mozarth e Beethoven improvvisavano. Poi questa sana abitudine si è un po' persa e in qualche generazione siamo diventati soprattutto interpreti.
Una canzone che le ha cambiato la vita?
My favorite Thing di John Coltrane.