Missione Soulsavers. Salva anime. A condurla sono Rich Machin e Dave Gahan, l’uomo dalle mille vite, la voce dei Depeche Mode. Hanno presentato, con un concerto sold out da settimane, il nuovo disco “Angels & Ghosts”, angeli e fantasmi. E poi, in concomitanza con uno speciale su Sky Arte che parla dei Depeche Mode in programma giovedì 5 alle ore 20.05, lo intervisto in un albergo milanese.

Dave Gahan cosa rappresenta la cover di “Angels & Ghosts”?
La foto è stata realizzata da mia figlia, non è nata di proposito.
Davvero? Mi racconta la storia?
Doveva fare un progetto per la scuola e mi tartassava perché il tema era raffigurare una persona con diverse personalità, con un gioco di sovrapposizioni.
Gran risultato, direi.
Quando ho visto il risultato era bellissimo e mi è sembrata perfetta.
Sua figlia che ha detto?
Tentennava sull’utilizzo perché temeva che la cambiassi troppo ma è rimasta simile.
Cosa la ha convinta?
Ha colto la mia essenza ma potrebbe essere qualunque altra persona, mostra una persona che prova sentimenti contrastanti.
Chissà come sarà felice.
Per lei è una soddisfazione girare per New York e vedere i manifesti appesi col suo lavoro.
Come cambia cantare per i Soulsavers o per i Depeche Mode?
Quando canti la voce è la stessa è l’approccio che è diverso.
In che senso?
Quando propongo brani scritti da Martin Gore, lui non mi dice mai come interpretarli, si fida di me. Ma senza i due dischi con i Soulsavers non riuscirei a entrare nello spirito dei Depeche Mode.
Serve coraggio?
Di più. Io credo che bisogna rischiare tutto.
Ho visto il suo concerto milanese…
E’ stata una serata di tante emozioni, di soddisfazione ma anche di tristezza e melanconia perché quando si chiude una storia importante, e questa è stata costruita a intermittenza per due anni, ti spiace.
Ci sarà un terzo capitolo?
Certo.
Come è nato il progetto?
Se io sono coinvolto in questo progetto lo devo a Lavorare Mark Lanegan. Siamo due mondi diversi che si sposano con la musica di Rich. Ecco perché un terzo album ci sarà: saremmo tutti tristi se così non fosse.
Anche con Lanegan?
Potremmo fare un lato per uno (ride, ndr). Io lo ammiro, apparteniamo a mondi diversi. E’ grazie a lui che sono entrato in contatto con Rich. Ha una voce come Johnny Cash o John Hollyday: ti impone di ascoltare quello che dice, è ipnotico.
In che tempi cresce il vostro progetto?
Da quando siamo partiti non ci siamo mai fermati. Il processo è stato naturale, non abbiamo mai smesso di scrivere nonostante io abbia fatto un disco e un tour coi Depeche Mode.
Stavolta in copertina c’è il suo nome.
Perché più persone potessero ascoltarlo. Ma resta una collaborazione alla pari: io senza Rich non vado da nessuna parte, lui mi dà idee che stimolano. Poi coinvolgiamo altre parti, dagli archi al coro gospel. Lui ha la facilità di riunire il tutto e io sono una parte di questo mondo.
Come definisce la musica dei Soulsavers?
E’ quella che avevamo voglia di fare, la risposta è stata travolgente perché serve buona musica. La senti col cuore.
Nei brani respira la speranza, c’è meno cupezza.
Lo so, in fin dei conti sono un po’ cresciuto, non ho più 16 anni, ne ho 19 (ride ancora, ndr).