Lo traducono in tutte le lingue del mondo, lo studiano a scuola, lo cantano e lo ascoltano. Questo è Fabrizio de Andrè, un poeta della nostra epoca, un uomo, a suo modo, di fede, che disse, come mi ha raccontato sua moglie Dori Ghezzi in un illuminante pranzo, concetti che oggi, quarant'anni dopo, esprime Papa Francesco. Viene pubblicato un volume che contiene i suoi 14 album registrati in studio, si intitola, semplicemente Fabrizio de Andrè. In Studio. Ne parlo con Dori Ghezzi.

Dori Ghezzi dopo la raccolta dei live ora ecco quella dei dischi in studio.
Visto il successo dei concerti già allora si disse che sarebbe stato bello completare l’opera con i lavori di studio.
C'è tutto?
Quasi. C’è un cd aggiuntivo con i pezzi mancanti perché erano Universal.
Insomma una vera opera omnia.
Sì. Per onestà devo dire che non c'è E fu la notte perché Fabrizio la ha disconosciuta, non la ha sentita sua. Non si sentiva lui, è una delle prime che ha cantato ma non la riguardava. E poi manca Caro Amore perché era nata come opera musicale e il suo autore Joaquin Rodrigo non ammetteva che ci venissero applicate delle parole.
Percorso terminato?
Come dischi di studio il discorso è finito, poi ci sono altre cose, ci sono dei provini.
Ha tanto materiale nel cassetto?
Molte cose sono andate disperse visto che Fabrizio ha girato molto, cambiato spesso casa. Poi ci cose che si sono smarrite nelle sale di registrazione visto che non c’era l'attenzione di oggi.
Come si poneva di fronte a queste circostanze?
Lui pretendeva si cancellasse tutto. La versione in inglese di Tutti morimmo a stento non volle pubblicarla perché si sentiva ridicolo con l’inglese.
Esiste?
Non è stata cancellata, chissà che strada ha preso.
C'è una idea sulla quale potrebbe lavorare?
Quattro notturni di fine millennio, ognuno una suite che poteva durare tra i 15 e i 20 minuti: si sono trovati appunti che si possono riferire a questo progetto. Testi fatti nessuno ma qualche idea appuntata c’era.
Un film sulla vita di Faber?
Se ne parla da tempo ma si fa alle mie condizioni.
Sono?
Controllo. E certezza che non vengano falsate determinate realtà. Ora però ci sono buone premesse.
Davvero?
Sì. Uno degli scogli è chi lo interpreta. Deve essere italiano, non necessariamente cantante ma intonato. Ma soprattutto credibile. Non sarà una fiction ma un film: ha un taglio più poetico, più in linea col modo di pensare di Fabrizio.
Perchè bocciò la fiction?
Dava troppa importanza al sequestro, quello per me è un inciampo.
Chi ci lavora?
Gli sceneggiatori sono candidati all’Oscar per Non essere cattivo: si chiamano Francesca Serafini e Giordano Meacci. Avevano lavorato sulla fiction e ora devono ripensare il progetto per un film. Deve emergere il ruolo della famiglia, di suo fratello e suo padre. Il regista è Luca Facchini. La lavorazione è prevista nel 2016, si prevede uscita nel 2017.
Invece di idee live?
C’è un progetto che continuiamo a rimandare, un doppio appuntamento a Milano e a Roma. Punto di partenza lo spettacolo che organizzammo al Teatro Carlo Felice di Genova.
Che vuole?
Desidero che richiami i Notturni, vorrei fare qualcosa che lui voleva realizzare ma non c'è riuscito. Con l'orchestra. I Conservatori delle due città sono interessati. Il periodo sarà estate, penso a Roma alle Terme di Caracalla e a Milano al Castello Sforzesco, anche se temo sia piccolo.
Ai 14 dischi è abbinato un libro con bellissime fotografie.
Si è lavorato su un Fabrizio privato con le immagini: lo togliamo dalle connotazioni storiche andando a cancellare gli sfondi. Mostriamo momenti di vita, si valorizza il momento creativo. Ci sono per la prima volta le copertine originali.
Aspettative?
Per il cofanetto sui live sono state vendute oltre 20mila copie: è tanto per un prodotto di questo tipo (costa 99 euro, ndr).
Quale è il disco di Faber più amato dai ragazzi?
La buona novella.