I Verdena sono l'anarchia musicale. Con loro saltano stilemi, logiche e generi. Per questo sono fantastici. Sono la spina nel fianco di una discografia fossile. La bassista Roberta Sammarelli, che con i fratelli Alberto e Luca Ferrari completa la band, è ospite di Italians do it Better dal 16 al 22 novembre su Rock Tv alle ore 12.30, 18.30 e 00.30. La ho intervistata.

Aprite Enkadenz Vol. 2 con Cannibale che è forse la canzone stilisticamente più lontana dai vostri registri. Chiudete col folk di Waltz the Bounty e anche questa è poco Verdena: sembra un sandwich, due fette di pane che racchiudono la vostra arte.

Può essere, è una interpretazione valida, in questi due volumi di Enkadenz ci sono tutte le nostre sfumature che nel tempo si sono ampliate sempre di più. Dentro ci trovate dal rock al clavincembalo.
Il disco suona cattivo e molto elettrico.
Molto dipende dai suoni che abbiamo utilizzato: sono più saturi rispetto a un disco come WOW dove siamo andati verso un disco più pulito anche se c’era il pianoforte distorto di Scegli di me: lo abbiamo voluto noi, non era il pianoforte fuori registro. Dopo il tour di WOW abbiamo iniziato a jammare e siamo arrivati a Enkadenz.
Doppio lavoro che è distorsioni e istinto.
Non c'è un ragionamento dietro, abbiamo trovato un suono che ci piaceva. L'uso del pianoforte al posto della chitarra come elemento creativo ci ha ampliato la mente, ci ha stimolato, è un modo diverso di scrivere musica. Siamo in tre a provare nello stesso da vent’anni.
Perché il pianoforte vi ha cambiato?
Abbiamo preso questo pianoforte a muro che doveva stare in una stanza diversa da quello della batteria. E' un modo diverso di fare musica. La batteria la seguo ascoltando, ma quando si jamma bisogna vedere come ci si muove con le mani.
Avete scelto di non apparire nel video di Colle immane, titola quasi leopardiano.
Nell'imminente Identikit ci saremo, recuperiamo. La verità spiccia è che eravamo in tour e non potevamo esserci per le riprese e così il regista ha optato per questa soluzione. Non è che abbiamo problemi con la nostra immagine, più semplicemente spesso non ci piacciono le sceneggiature dei videoclip né le proposte televisive. E' difficile entrare in intimità con certe dinamiche, a prescindere dall'ermo colle leopardiano.
Il finale di Dymo viene dagli anni Settanta.
Il paradosso dei finali strumentali è che nascono tutti da jam session: Dymo e Inno del perdersi sono rimasti esattamente come li abbiamo scritti. Nati da una jam e per rifarli bisogna studiarci perché è un casino ricordarci i passaggi. Creare non è un problema ma ricreare sì. Alberto ogni notte riascolta le nostre session e fa la selezione di ciò che è buono e non buono.
Siete bravissimi a mascherare tutti gli strumenti che usate.
Ci sono tante sovrincisioni e l'amalgama si crea.
Che effetto fa dopo soli 7 mesi considera Enkadenz Vol. 1 un disco vecchio? C’è stata una logica nelle divisione dei brani nei due volumi?
L'idea iniziale era un disco solo ma corto, normale. I piani non sono stati rispettati. Tutti i brani lavorandoci hanno preso un senso, serviva tempo per digerirli, ma la divisione è stata casuale. Abbiamo cercato di dare un equilibrio seguendo una logica nostra. Mi è arrivato un messaggio da nostro fan che li ha messi sul pc e li ascolta random, forse è quello il trucco.
Dopo WOW siete la band delle opere monumentali: ci pensate ana rock opera tipo Tommy degli Who?
Non ci attira, vorremmo fare una colonna sonora per un film, collaborare musicisti diversi da noi. Abbiamo fatto una esperienza con musicisti classici, un quartetto d’archi e un duo di clarinetti. Un filarmonica mi piacerebbe ma 70 elementi è un po’ esagerato. Noi abbiamo già tutto in mente, usare musicisti veri sarebbe bellissimo.
Che racconta a Rock Tv?
Parlo dei Verdena e di Enkadenz in modo istintivo, naturale, un flusso di coscienza.
Non ha voglia di seguire suoi progetti extra Verdena?
Nulla di mio anche se ci ho provato negli anni. Ma ho bisogno di qualcuno a fianco per scrivere qualcosa. Noi nasciamo gruppo e trascorriamo cinque ore al giorno in sala prove: siamo sempre insieme, è la forza dei Verdena.