di Fabrizio Basso
(inviato a Torino)

L’icona inizia con Iconic e si presenta prima sul grande schermo mentre sul palco ci sono militari che sembrano usciti da Jesus Christ Superstar. Nel video compare anche Mike Tyson, che per altro essendo solo in video non ha colpa del ricco ritardo che Madonna ha inflitto al suo popolo nella prima delle tre lunghe notti torinesi. Lei fa la sa comparsa in scena in gabbia, scende dall’alto come un Messia e giù trova ad accoglierla le guardie che con le loro lance che si chiudono a croce sembrano apostoli apocrifi. Sull’eco di superstar sembra di tornare indietro di duemila anni. Il pubblico ci mette una nota a perdonarla, in fin dei conti si va subito Bitch I’m Madonna e i militi diventano geishe e il grande schermo si popola di ombre cinesi. Manca solo Uma Thurman versione Kill Bill. Ma è la proiezione dei pensieri, nella realtà ci sono solo ventagli e draghi cinesi, che di questi tempi è meglio. Ed è ancora meglio quando Lady Ciccone si fa Rockstar, prende la chitarra e attacca Burning Up: dietro di lei la fiamma sembra viva, fioccano lapilli e lava, direbbe Francesco Guccini, ma quella era la sua locomotiva lanciata a bomba contro l’ingiustizia, a Torino la sola cosa che si infiamma è il pubblico. E quello maschile ancora di più quando su Holy Water ci sono le suore vestite da monache ma solo dal seno in su e schiena esclusa. Fanno una lap dance su croci d’alluminio lucente facendo oscillare le natiche come le bandiere rosse negli stabilimenti balneari quando il vento domina la spiaggia. E poi è davvero ultima cena, un po’ per miscredenti ma che importa, siamo a cantare Devil Pray, tra esorcismi, seduzione e un palco che si eleva in cerca di pace (divina), e Messiah (che affida a un video e un paio di ballerini) mica a leggere i vangeli!

Il momento mistico è finito ora si entra in una autorimessa per Body Shop. Fa molto musical e neanche di Broadway. Sullo sfondo c’è una strada da grande depressione americana, poteva scegliere al Route 66 per continuare a tenere il pubblico sul filo del demoniaco. L’onda lunga e cotonata di Grease prosegue con Deeper and Deeper, tra juke box giganti sullo schermo e ballerini che paiono teddy boys dal cuore dolce. Che spariscono per lasciare spazio a una scala a chiocciola per Heartbreak City e a un viaggio in automobile sotto la pioggia, di quelli alla Stephen King, da incubo. E infatti per riequilibrare l’animo occorrono Like a Virgin e l’effetto discoteca. Madonna è da sola sulla scena e poi viene inghiottita nel ventre del palco mentre compaiono quattro letti occupati da altrettanti ballerini che sembrano i bulli senza le pupe. Anzi ci sono pure loro, le pupe: forse sono le amanti visto che compaiono da sotto il talamo. E’ il momento hot e serve a consentire a Madonna un cambio d’abito e farla riapparire elettrica sulla Isla Bonita, vestita come la regina del deserto, uno strascico di qualche metro color fucsia che quando si sfila ci porta in una arena esotica. Si prosegue con una colorata e gitana Dress you up e poi resta shorts per Who’s That Girl che fa in acustico con la chitarra.

Nell’aria si sparge odore di gran finale e gli applausi aumentano di intensità. Arriva Rebel Heart e le braccia si levano al cielo quando Madonna dice che il cuore ribelle è combattere per ciò in cui si crede e morire per ciò in cui si crede ma bisogna farlo con passione e amore altrimenti non si cambia niente. Immagini di guerra e di vecchi film in bianco e nero accompagnano a Illuminati che è un viaggio nel proibizionismo con la raffinatezza di Cabaret. Infila Music e Candy nell’unico medley della serata e si fa Material Girl, brano che chiude con un velo da sposa e un look alla Grande Gatsby. Scherza col pubblico sugli attributi maschili degli italiani e dei suo ballerini di colore, lancia il bouquet e canta La Vie en Rose. Sul finale della canzone chiede l’aiuto del pubblico per un coro dolce e definitivo. Siamo davvero alla fine e per salutare sceglie Unapologetic Bitch e Holiday perché per due ora, insieme a lei, si è in vacanza dalle brutalità del mondo.