Un potente ritratto diretto dal Premio Oscar Davis Guggenheim (Una scomoda verità, 2007), ispirato al libro autobiografico Io sono Malala (best seller da 15 edizioni e 250.000 copie), che esprime un messaggio di libertà e tolleranza attraverso la straordinaria forza e il coraggioso esempio di questa giovane donna.

La vicenda di Malala Yousafzai ha commosso il mondo intero. Il 9 ottobre del 2012, quando aveva appena 15 anni, la sua esistenza venne bruscamente sconvolta: fu colpita a bordo dello scuolabus dalle pallottole di un gruppo armato di Talebani. La sua colpa era quella di aver manifestato pubblicamente fin da piccola il suo desiderio di leggere e studiare. L’attentato che la ridusse in fin di vita costringendola a lunghi mesi di cure e riabilitazione, non ha però scalfito quello che rende Malala una persona straordinaria: la feroce intelligenza, l’impegno e la compassione che contrastavano con la sua giovinezza.

 

Quando venne colpita, Malala aveva già attirato l’attenzione mondiale con la sua voce. Nel 2009 aveva cominciato a scrivere un audace, anonimo blog per la BBC esprimendo le sue vedute sull’istruzione e documentando la vita nella valle dello Swat, in Pakistan, dove i Talebani avevano bandito la musica e la televisione, rendendo impossibile alle donne uscire di casao andare a scuola. Quando il blog è stato chiuso Malala ha continuato a esprimersi sulla stampa internazionale, ricevendo nel 2011 il primo Premio Giovanile per la Pace indetto in Pakistan. Così, poco dopo, i Talebani decisero che la teenager doveva essere assassinata.

Oggi, Malala inizia una nuova vita a Birmingham, dove era stata trasferita per delle cure mediche specializzate. Il proiettile che aveva quasi spezzato la sua vita l’aveva spinta sotto i riflettori dell’opinione pubblica mondiale, l’abominevole e impensabile attacco a una ragazza così giovane e così coraggiosa aveva destato l’interesse del mondo.

 

Invece di chiudersi nel silenzio, Malala trova la determinazione per continuare la sua campagna, ritagliandosi un inedito ruolo come sostenitrice per ragazze e bambini di ogni parte del mondo, che fossero rifugiati, bambini in zone di guerra, o comunque privi di scuole o di istruzione, senza nessuna paura, esattamente come prima dell’attentato. Indomita, ha continuato il suo lavoro nel Regno Unito pur vivendo in una cultura completamente nuova. Con il padre Ziauddin e con l’aiuto dell’imprenditrice Shiza Shahid ha fondato il Fondo Malala, promotore dell’istruzione femminile, ha scritto il libro autobiografico Io Sono Malala diventato presto un best-seller; ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite; ha cominciato a viaggiare in tutto il mondo per difendere i diritti dei bambini. Nel dicembre del 2014, durante le riprese di Malala, è diventata il più giovane Premio Nobel per la Pace, ricevendo il premio insieme all’attivista indiano Kailash Satyarthi, come lei promotore della salvaguardia e dei diritti dei bambini. “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo” ha detto Malala durante il suo applauditissimo discorso alla consegna del Nobel.

Il documentario ci mostra Malala Yousafzai, come una ragazza comune, coraggiosa, in costante pericolo ma che ama divertirsi come tutte le sue coetanee, e che semplicemente continua a lottare per il diritto universale di vivere e studiare. Realizzato in 18 mesi, che Guggenheim ha trascorso con tutta la famiglia Yousafzai in Inghilterra e sulle strade di Nigeria, Kenya, Abu Dhabi e Giordania, il film è l’occasione intima e confidenziale di conoscere Malala, suo padre Ziauddin, sua madre Toor Pekai e i fratelli Khushal e Atal. 

 

Per milioni di persone Malala è una figura capace di trasformare il mondo, un modello d’ispirazione. Una giovane donna che ha avuto il coraggio di sfidare gli estremisti che l’hanno perseguitata, diventando, a soli 18 anni, il simbolo della lotta per la libertà e per il diritto all’istruzione.