di Fabrizio Basso

Il treno ha fischiato per Gianmaria Testa. Quell'animale che eruttò lapilli e lava, per dirla con Francesco Guccini, e che Testa ha addomesticato per anni nel suo lindo e ligio abito da capostazione, questa volta la chansonnier di Cuneo se lo è portato via. Lasciando una scia di amarezza agra come la disillusione. Perché ci sono artisti che anche se non senti, non ascolti sai che sono presenti, sono rassicuranti. E così quando se ne vanno per il sentiero che porta fuori dalla vita ci rimani male. Un po' perché non pensi sia possibile, un po' perché non pensavi fosse possibile. Non così presto e all'improvviso, almeno.

La Francia è stata più rapida di noi a riconoscere il suo genio e gli ha offerto un palco che per loro è come un tempi, quello dell'Olympia. E lui che ci è entrato in punta di piedi, ha messo tutti in piedi. Questi francesi così snob hanno decretato più standing ovation a questo capostazione che profumava di binari e poesia. E ora che succede? Che ci resta la memoria. Lui che era memoria ci ha insegnato a conservarla, a custodirla con cura. Un tesoro di valore immenso. Che vale la bene di ballare stretti a lui, anche fosse solo il...valzer di un giorno.

Sky Arte ricorda la figura di Gianmaria Testa mercoledì 30 marzo alle ore 19.15