di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Un universo parallelo. Questo è Napoli, con i suoi mille colori e i suoi mille sotterranei, per Stefano Bollani, che le dedica un disco preferendola a Buenos Aires. L'album si intitola Napoli Trip e ora è pronto a girare l'Italia, e il mondo, per diffondere ritmi che ti entrano nella pelle al primo ascolto. Abbiamo intervistato Stefano Bollani, da poco ospite su Sky Uno a Edicola Fiore.

Perché un disco su Napoli?
E’ una città che amo, ho amato Pino Daniele e in particolare Renato Carosone.
Pino è comprensibile, di Carosone cosa la ha affascinata?
Vedere una persona che faceva tutto, dal teatro allo scrivere canzoni e restare serio mi ha fatto innamorare. E poi mi ha traghettato verso il jazz. Certo non potevo dedicare un intero disco a lui e allargando l’argomento è uscita una Napoli ancora più ampia grazie a complici diversi.
E' una città che ha vissuto?
Napoli la ho frequentata più di Rio de Janeiro e il Brasile è l'altro luogo cui ho dedicato un disco.
Cosa sente?
L’energia arriva da sotto, dal territorio e dal vulcano e quindi è difficile da gestire: enormi gioie e grandi difficoltà si moltiplicano.
Il complice principale?
Daniele Sepe mi ha portato in una tradizione popolare di cui non conoscevo l’esistenza. Come per il Brasile conoscevo la bossanova e samba e poi mi hanno riempito di altri generi. Ho seguito molto il cuore a partire da 'O Sole Mio. E poi Reginella che è entrata all'ultimo minuto.
Jan Bang ha assemblato la torta?
il dj norvegese ha visto Napoli con occhi distanti, diversi dai nostri e le ha cucito addosso un vestito sonoro contemporaneo.
In tour come farà?
Vado con un quartetto che suona venti minuti. Ma faremo altro…dal vivo sarà un’altra Napoli. C’è molto spazio per l'improvvisazione.
Solo in Guapparia 2000 c'è una voce.
Non c'è voce umana, tranne un pezzo firmato da Lorenzo Hengeller che sembra antico ma ha solo qualche anno: e ho scelto di metterci la mia di voce. Semplicemente il disco stava bene così. Come nel disco che ho dedicato a Frank Zappa non c’è il chitarrista.
Nomi che la hanno portata nelle tante anime di Napoli?
Raffaele Viviani, tutti i dischi del Festival della Canzone Napoletana, Ria Rosa, la nonna del femminismo, una cantante anni Trenta detta la cantante degli emigranti), Napoli Centrale, The Showmen, gli Osanna e Alessandro Scarlatti, anche se quest'ultimo poi non c'è entrato.
Tanta roba.
Devi scegliere cosa ti ispira e cosa hai voglia di suonare in una mole di materiale così.
Napoli è stata in ballottaggio con qualche altro luogo?
Avevo in mente l’Argentina poi ha vinto la pizza e ho cambiato soggetto. Comunque se la giocano sempre al Sud.
Tre brani simbolo?
Maschere, Vicoli e Sette che spiega che a Napoli c'è qualcosa sotto, anche se gli spagnoli e gli italiani hanno provato a di rovinarlo. Napoli è una città esoterica. Napoli è un luogo che ognuno ritrova nei suoi pensieri.
Ora tour?
Ci sono già un po' di date. Ma sa che vorrei fare?
Dica.
Una riunione di pianisti senza testimoni.
Scusi?
Frequentiamo gli stessi luoghi ma non ci incontriamo mai. Ognuno fa il suo lavoro e se ne va. Sarebbe bello darsi un appuntamento e restare a chiacchierare, isolati dal mondo esterno.