di Fabrizio Basso
(BassoFabrizio)


Bisogna avvicinarsi con cautela ad Andrea Mirò. Perché lei passa da un progetto all'altro, e spesso sono lontanissimi tra loro, con la semplicità con cui noi alterniamo il gelato al limone con quello alla fragola. Il nuovo disco Nessuna paura di vivere come ci dice il primo singolo non è per Deboli di cuore. Stavolta Andrea Mirò affonda parole e musica nella nostra anima. La abbiamo intervistata.

Andrea Mirò ogni canzone sembra storia a sé ma in realtà c'è un legame tra tutti i brani.
E' vero, c'è un filo rosso che riguarda tanti temi.
Ce lo illustra?
Nella mia testa è un film a episodi alla Robert Altman collegati dal suono. Ho accettato e condiviso la proposta del produttore Manuele Fusaroli.
E anche a questo giro ha cambiato le carte.
Il mio background ha portato a un percorso che è difficile convogliare in un unico lavoro. Il suono è molto poco italiano ma è veramente indie nell’ambito della musica indipendente italiana.
Ha da poco terminato un viaggio nella canzone di Georges Brassens insieme ad Alberto Patrucco dal quale è nato il disco Segni (e) Particolari, ora ne fa un altro sulla letteratura gucciniana.
Con Guccini mi si è aperto un nuovo mondo nel quale sono entrata in punta di piedi, con rispetto e cautela.
Perché?
Guccini è una materia che appartiene a tutti. Ha una scrittura che parla della vita, della realtà italiana, ci descrive con un uso della lingua italiana perfetto.
Dopo l’estate porterà in tour Nessuna paura di vivere.
Si può guardare da qualunque angolatura, ma è un disco d'amore.
Sui generis però.
La difficoltà sta nel parlare d’amore perché se ne è scritto davvero tanto e bene. La difficoltà è trovare le parole che possano raccontarlo, prendere il nostro vissuto e vedere come si modifica negli altri.
Bisogna dire che i suoi amori sono sovente infelici.
Per me è più semplice parlare di amori finiti, donne che scappano, chiusure e difficoltà nei sentimenti, ne percepisco parecchia in giro.
In Reo confesso parla di un uomo autore di un femminicidio
E' un disco tanto femminile. In quel brano mi interessava la visione di lui. Gli uomini non sanno più accettare le scelte libere delle donne, hanno un alto senso del possesso: ecco perché succedono queste cose.
La canzone racconta con parole oneste, quasi lievi una verità terribile.
Non giudico ma percepisco il disagio profondo. Verso la fine della canzone capisce per gradi che sta confessando qualcosa. Quando dice che lo tengono in caserma ma lui a casa ha una famiglia che lo aspetta c’è la banalità del male. Nella sua testa non è successo nulla.
In Nessuno escluso ci sono le trappole della rete.
Siamo bulimici della rete. Consumiamo cose che non ci interessano spinti dalla curiosità. Sembra che siamo tutti ad aspettare qualcosa, siamo tutti il capitano Drogo del Deserto dei Tartari di Dino Buzzati.
Secondo lei cosa attendiamo e non arriva?
Qualcuno che ci tiri fuori dalle crisi dei rapporti sociali, dell’accettare il diverso, del lavoro: viviamo nell’attesa.
Lei è mamma...
Oggi è difficile essere adolescenti. Sembra che tutto sia fuori controllo, io cerco di essere presente.
Che risposta si da?
Credo di esserlo ma ho anche il timore di esserlo troppo. In fin dei conti le nostre mamme erano presentissime ma in modo silenzioso.