di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)

L'arte si fa con i chilometri. La vita si cammina. Se si sta seduti in riva al fiume non passa più nulla. Altro che i cadaveri dei nemici. Lo sa bene Matteo Terzi che col nickname di Soltanto in strada, con la sua chitarra, si è guadagnato una reputazione che lo ha portato oltre l'Italia, lo ha condotto in ogni angolo d'Europa e può dire di avere venduto 8mila copie del disco, che di questi tempi è tantissimo. A lui piace suonare sotto un lenzuolo di stelle. Lo fa anche nei teatri ma è come un lago per chi ama il mare: vuole vedere l'orizzonte e sognare cosa c'è oltre non l'altra sponda e sapere quello che c'è. Abbiamo incontrato Soltanto in piazza Duomo, dove con le sue canzoni, ha reso più lieve il caldo milanese, in questo periodo molto aggressivo.

Soltanto ci parli di Skye.
E' un disco nato per le strade d’Europa, molte canzoni sono nate, almeno a livello di idee, spunti e scintille dove ho suonato in questi anni.
Luoghi speciali di ispirazione?
Soprattutto Bruxelles, l'Inghilterra e Praga. E Milano.
Dove le sue idee hanno preso una forma compiuta?
Dopo un lavoro di arrangiamenti con Andrea  per il sound, tutte le prime bozze hanno trovato compimenti definitivo quando sono stato in Scozia, sull’isola di Skye.
Cosa si respira di speciale?
C'è poca umanità, c’è solo la fabbrica di Talisker…
Perché ha scelto quel luogo?
Sono andato lì per prendere una pausa, erano tre anni che viaggiavo sempre. Si è sempre incastrata nei viaggi tutta la lavorazione e io dovevo capire dove stavo andando. Quando abbiamo iniziato a lavorare agli arrangiamenti prima abbiamo fatto una pre-selezione per definire il sound che cercavamo. Poi ho incontrato Diego Baiardi, il produttore, che ha confermato la scelta.
Lei è un nomade della musica ma ha scelto come primo singolo Fermi il tempo. Sembra un equivoco.
Fermi il tempo è la più rappresentativa del sound e della sua evoluzione negli anni. Il disco è un prodotto che vendo in strada, mi rappresenta fino all’uscita poi io sono già oltre.
Come lo ha vissuto?
Portandolo per strada, dove suono. All’estero ho sempre cercato di portarli tradotti in inglese.
Come stanno oggi gli artisti di strada?
Io ho fondato a Milano l'associazione. Sono stato presidente per tutta la giunta Pisapia, poi ho abdicato perché non ero mai a Milano. Abbiamo creato l'operazione strada aperta.
Cosa è?
Una piattaforma online dove puoi prenotarti lo spazio in strada, ci sono luoghi che sono stati scelti per queste performance. Di sicuro è prima al mondo per accessibilità. Non è il regolamento migliore ma garantisce accessibilità. Molte città non hanno agito così perché temono una invasione indiscriminata.
Chi è l’artista di strada?
In Italia significa libertà di espressione. Teniamo presente che se apri una custodia e raccogli soldi è anche attività economica. In Australia serve il permesso di lavoro. A Parigi e Bruxelles fai un provino e ti danno il patentino. Ognuno la interpreta a suo modo. Resta il fatto che a livello normativo non c’è la figura dell’artista di strada.
Luoghi difficili?
La Praga Jazz band mi ha minacciato, non amano stranieri in strada. In Italia Firenze è la città più ostica.
Dove sente le radici?
Casa mia è Milano. Per caso sono nato negli Usa perché mio padre lavorava lì.
Per presentare Skye ha accettato di suonare in un teatro.
Il concerto di presentazione era una cosa giusta. C’è una attenzione all’ascolto più forte, la gente in strada si ferma anche per una sola canzone, a teatro ci sono una volontà e un moto a luogo. Ma la finalità resta la stessa.
Quale?
Suonare.