di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Con quello sguardo un po' così, quell'espressione un po' così di chi vede un San Siro che, accompagnato dalla sua chitarra, balla nella notte, dancing in the dark. Bruce Springsteen, il Boss, ha riempito di note lo stadio milanese per due notti, 120mila persone hanno urlato, cantato, pianto e riso con lui. Due concerti diversi, due scalette con pochi punti di contatto ma con le stesse emozioni. E che importa se in uno dei due è mancata Born in the Usa, ci ha messo una Cadillac Dance e Racing in the Street che sono mancati domenica 3 luglio.

 
 

Ma quello che stupisce è l'entusiasmo di questo signore di 66 anni nato a Long Branch, nel New Jersey. Si legge sul volto, un volto stupito come quello di un bambino che, dopo tanti anni, oltre 120 milioni di copie vendute, mostra il disincanto di un esordiente. Tra i grandi, e chi scrive ne ha visti e incontrati assai, è forse l'unico che si avvicina ai fan, li saluta, si lascia abbracciare, prende i loro cartelli e li mostra alle telecamere, ne invita alcuni sul palco.
 
E', Springsteen, uno degli ultimi storyteller d'America, un menestrello capace di raccontare le contraddizioni di un paese immenso anche ai più giovani. Anche per chi vive altrove e vede ancora la bandiera a stelle e strisce come un simbolo leggendario. Sta sul palco poco meno di quattro ore, che è un periodo esorbitante ma vorresti comunque non finisse mai. I suoi occhi guardano al futuro come neanche tanti ventenni sanno fare. L'armonica canta storie antiche, la chitarra è la vita che da lui passa a noi...il Boss è epica, è nostos...è un puledro che viaggia sempre verso una nuova alba. Mister Springsteen, per un penny ci regala i suoi pensieri?

Sky Arte ci fa incontrare Bruce Springsteen sabato 16 luglio alle ore 14.20 con Live.