di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)

Vittorio Grigolo si accompagna a un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori, l’Orchestra Sinfonica di Asti e un coro in una nuova, straordinaria produzione teatrale, tesa a ricostruire, mediante proiezioni visive e tecnologie avanzate, la storia del nostro Paese e delle sue bellezze. Il progetto si chiama Italia. Un sogno (prodotto da City Sound) e va da “La donna è mobile” a “Una furtiva lagrima”, da “Vesti la giubba” a “Che gelida manina” fino “Nessun dorma”: quattordici arie, ognuna delle quali racconta un preciso momento della storia del nostro paese, che, dal 10 settembre all’8 ottobre, girerà l'Italia tra Verona, Pavia, Bari, Bologna, Modena, Trieste, Livorno, Brescia e Cosenza. Lo abbiamo intervistato.

Vittorio Grigolo, progetto ambizioso il suo.
Lo so. Il repertorio è ampio e le sfumature infinite.
Poi lei vive molto all'estero.
Ma resto italiano, appassionato del cibo e della cultura di questo paese. Troppo spesso il nostro linguaggio viene dimenticato. Io credo che questo possa essere l'inizio di una incredibile avventura.
Con progetti come il suo difficile smarrire il linguaggio.
Bisogna sentire le vibrazioni.
Si sentono in Italia. Un sogno?
Credo di sì. Ogni aria è legata a un momento ben preciso della nostra storia.
Secoli che si rincorrono con le sue arie.
In effetti è così. Si va dall'antica Roma fino a un campionato mondiale vinto di recente.
Come definisce il suo progetto?
Un musical con arie da opera, tra classici e modernità.
Il messaggio?
I grandi artisti devono sapere reinventarsi.
Il bel canto sembra smarrito.
Anche se fosse ritornerà. Il melodramma è nostra, è un recitar cantando.
Diventerà disco o dvd Italia. Un sogno?
Non lo so e comunque non subito. Certo nel 2017 mi piacerebbe nascesse da questo viaggio una testimonianza filmata. In maniera da raccontare, oltre la musica, anche i luoghi.