di Fabrizio Basso
(inviato a Verona)


Il cielo è sempre più Blues. E dopo undici serate in Arena, a Verona, il blues è davvero intenso. Di quello scuro che ti entra nelle ossa. Zucchero ha salutato l'anfiteatro scaligero dopo undici sere da protagonista, lui e la sua straordinaria band. Ora se ne parte per un tour europeo, ha commentato, "visiteremo luoghi altrettanto belli, basti citare la Royal Albert Hall di Londra, ma un po' più freddini. Sarebbe bello vedere qualche faccia di questa sera anche lì". Tre ore di spettacolo diviso in tre capitoli, il primo dei quali interamente dedicato all'ultimo album Black Cat, la cui storia è raccontata in un documentario protagonista su Sky Arte e che si intitola, appunto, Zucchero - Black Cat: i prossimi passaggi sono il 3 ottobre alle ore 9, il 4 alle ore 16.10, il 6 alle ore 17.35 e l'8 alle 14.50.

Il palco è sovrastato da un immenso cuore e da richiami al blues, a Black Cat, alla storia di un artista che a sessant'anni sa ancora far germogliare emozioni. Il Chapter 1 è tutto dedicato all'ultimo disco proposto in sequenza. Manca solo Streets of Surrender, quella scritta da Bono e musicata da Zucchero. L'atmosfera è subito scatenata con Partigiano reggiano e 13 buoni motivi. Dopo le sperimentazioni di Fly e Chockabeck, Zucchero torna a sonorità più genuine, più terragne. Si (ri)avvicina al cantautorato e lo tinge di blues e blues rock colorando con queste sonorità la prima ora dello spettacolo.

Si volta pagina, inizia la lettura del Chapter 2 e si salta con Vedo Nero e Baila (Sexy Thing). Commuove Long as I can see the light, una cover dei Credence Clearwater Revival: "Me la porto dietro da quando ero ragazzino, la suonavo che i compagni di classe. Stavolta ho deciso di farne una mia versione". Si allontana dalla band e si siede sul bordo del palco anche "se sto meglio vicino a loro". Microfono e chitarra, nostalgie e battute ("Mi imbarazza, alla mia età, il dududu di Donne, che resta comunque una grande canzone non fosse per quell'accompagnamento"). In ordine sparo arrivano la bellissima Chockabeck, Rossa mela della Sera, la rara Eccetera Eccetera e poi Miserere con le immagini di Luciano Pavarotti che canta con Zucchero. Uno dei momenti più intensi della sera, nostalgia canaglia, vedere Big Luciano avvolto nella sciarpa tricolore che fa decollare la sua vita. Un pensiero per Joe Cocker e poi un applauso per Francesco Guccini "la prova che ci sono ancora dei grandi vivi". Ed è il momento di brindare alla vita!

Il finale s'avvicina, è il Chapter 3. Si apre Con le mani e con La sana e inconsapevole libidine poi arrivano Diamante, Così Celeste, Per colpa di chi e Un diavolo in me. Doveroso ribadire che tutta l'Arena è in piedi. Presenta la sua immensa band, racconta che i musicisti sono persone normali, di diffidare da quelli troppo star. Sparisce e ricompare per un ultimo brano, sul palco solo lui e il piano: è Hai scelto me. Tutte le cose belle hanno una fine, lo dice lui...e ricorda, citando Marvin Gaye: "Dove appoggio il mio cappello, quella è casa mia". Un ultimo sguardo alla sua casa per undici notte, saluta con la mano....mormora che Dio vi benedica e si incammina verso nuovi sentieri blues.