di Fabrizio Basso

Le mani corrono sulla tastiera come Usain Bolton correva a Pechino. Keith Emerson è una leggenda del rock. Con Greg Lake e Carl Palmer, gli ELP, ha attraversato gli anni Settanta inventando il rock progressivo. Oggi, a 63 anni, esce con un nuovo album che si intitola semplicemente “Keith Emerson Band featuring Marc Bonilla”: quasi un’ora in bilico tra melodia e invenzione: “Ho iniziato a lavorarci –racconta mister Emerson- nel 207 in California. Ho scelto i musicisti. Credo sia un disco in cui, ancora una volta, le tastiere, l’Hammond, sono trainanti ma non prevaricatori. Si armonizzano con gli altri strumenti”. Seduto al suo fianco Bonilla, che ha una storia musicale orientata verso l’hard rock, sottolinea che “sul palco ognuno ha i suoi spazi. Quando lavori con un grande artista le gratificazioni ci sono sempre. Ora andiamo in tour, partiamo a ottobre dal Giappone e ci divertiremo”. Pe altro ai concerti di Keith Emerson ci sono tanti ragazzi giovani: “Sono felice. Si vede che hanno ascoltato i miei dischi e quelli degli ELP tramite i loro genitori. E’ suggestivo vedere dal palco un pubblico così eterogeneo”.

Il progr-rock, quello che tocca i vertici massimi in album quali Tarkus, Picture at an Exhibition e Trilogy, non è un genere superato: “E’ importante per i contenuti –precisa Emerson- è una forma di musica che lascia libertà. Credo che sia tra le poche che offre dei margini all’improvvisazione. Anche se, per comprenderne la grandezza, bisognerebbe definirne i confini”. Nonostante la sua storia Emerson non si sente una superstar: lo fa sorridere. Resta in fatto che in Italia lui non è mai sparito mentre gli ex compagni di viaggio Palmer e Lake sono evaporati: “E’ una situazione che si è verificata solo nel vostro paese. In tutto il resto del mondo, Inghilterra e Stati Uniti compresi, siamo conosciuti anche per le nostre attività individuali. Solo in Italia io sono una gradino sopra”,
Nel 1980 ha contribuito a scrivere la colonna sonora di “Inferno”, celebre film di Dario Argento: “E’ bizzarro lavorare a una soundtrack. Devi sposare idee a musicalità e poi inserirle in un contesto visivo”. Qualunque brano sia…play it again, mister