di Marco Agustoni

Negli ultimi anni l’hip hop britannico, con il suo piglio sperimentale e una spiccata tendenza alla contaminazione, ha rappresentato una sana alternativa al rap made in U.S.A., spesso cristallizzato in discutibili cliché. Ne è un esempio Roots Manuva, sulla scena dal 1998, che con le etichette discografiche Ninja Tune e Big Dada ha pubblicato alcuni dei dischi hip hop più interessanti del decennio. Ora è uscito il suo quarto album, Slime & Reason, in cui l’mc mette a frutto la sua decennale esperienza.


Da sempre lontano dai rischi di autoreferenzialità del rap omologato, Roots Manuva, al secolo Rodney Smith, alterna nel suo nuovo disco intimismo, riflessione ed ironia, destreggiandosi con nonchalance tra testi profondi come A Man’s Talk e brani scherzosi e disimpegnati nello stile di Buff Nuff. Le rime metricamente impeccabili sono accompagnate da una saporita mescolanza di suoni, che attinge in maniera eclettica dal reggae, dal dub, dal soul e dall’elettronica.

Conosciuto in Italia più che altro per la sua collaborazione con i Gorillaz, per i quali ha cantato in All Alone, brano contenuto nell’album Demon Days, Roots Manuva può vantare altri prestigiosi featuring con Audio Bullys, Coldcut, Leftfield, Cinematic Orchestra e DJ Shadow. Di recente, è stato inoltre nominato ai BT Digital Music Awards nella categoria Best Urban Artist, per il suo sito, in cui video, musica, news e il diario di bordo di Manuva sono integrati in maniera eccellente in un’unica pagina.

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Again & Again


Let the Spirit


Gorillaz feat. Roots Manuva - All Alone