di Fabrizio Basso

Da solo sì, ma trasudando Thelonius Monk e Johnny Cash, Leonard Cohen e Chet Baker, Woody Allen e il Freak Show di Coney Island. Sono tutti, invisibili ma palpabili, in “Da solo” il nuovo album di Vinicio Capossela, e lui, malizioso, assicura che è "un semplice album per pianoforte e strumenti inconsistenti. Più la voce. Ecco piano e voce centrali supportati da un coro di strumenti inconsistenti che garantiscono una placenta sonora. E' il mio album più autobiografico". Contiene l'America e la solitudine "e una clandestinità che vivo come omologo della libertà. Ho trovato negli Usa una nazione che appoggiata sulla provvisorietà e sul cadimento. Il disco è nato in poche settimane in un inverno milanese senza inverno, una protesta per la sparizione del freddo e della nebbia. Avevo qualche questione personale da regolare. Al contrario di altri miei lavori non è un disco mitologico o di fantasia. Non mostro l’America eroica del Far West ma quella desolata di oggi. Racconto l’incapacità di essere sinceri e l’abitudine a cercare protezione tra le ombre. Ma è tutto tranne che un disco triste. Sono canzoni con un’epica”. Il tour parte il 31 ottobre da Ascoli Piceno e si andrà avanti almeno fino ad aprile. Per informazioni.

Capossela elargisce tenerezza e voglia di vivere. Mette in musica l'umana vicenda dei calzini che sono sempre spaiati e ne fa una metafora della vita, di chi rimane solo perché "nel paradiso dei calzini non c’è pena se non sei con me". C'è una epica quasi beatlesina in "In Clandestinità" mentre "Il Gigante e il Mago" ha un allegro ritmo cerimoniale. Pulsa il sangue in "Lettere ai Soldati" che descrivono "la loro piccola impotenza nel giocare, nella normalità della morte, con l’enormità della vita". Ma non lasciatevi depistare, è un disco positivo da fischiettare a passo di tip tap. Come fossimo Fred Astaire e Ginger Rogers.