di Fabrizio Basso

La dance-rivoluzione ha un nome, Joe T Vannelli. E dire che era nato chitarrista. Ma il carisma, come lui sostiene, fa la differenza. E lui ne ha da vendere. Anche quando sei faccia a faccia e non ha la sacralità di chi sta sul piedistallo nelle notti italiane. E non solo. Perché ha fatto ballare tutto il mondo, mister Vannelli: "E ora ho un sogno. Visto che mi occupo direttamente di due locali, la Canniccia in Versilia e l’Area Venice a Venezia vorrei vedere, nella città lagunare, che per altro mi ha permesso di fregiarmi del marchio ufficiale, quello disegnato da Philippe Stark, danzare il sindaco Massimo Cacciari. Al ritmo dei Beatles, dei Rolling Stones o dei Led Zeppelin". Il suo studio di registrazione è nel centro di Milano. Un palazzo d'epoca con un sottoscala che nasconde un mondo. Ricco, vivace, frenetico il mondo della dance "è un mestiere dove è ancora bello andare nei negozi e cercare i dischi. E pensare che oggi la musica dance non esiste praticamente più su supporto. Sono tutti file che girano. Io vado in discoteca per lasciare qualcosa di buono: è bello, dieci anni dopo, ammirare ciò che hai contribuito a creare".

Ora, un signore che nel 2007 ha festeggiato i trent’anni di carriera chissà che vita frenetica farà! Sarà uno delle notti cantate da Lorenzo Jovanotti? Di quelli che vedono tantissime albe e pochissime mattine? Assolutamente no: “Vivo una vita normale. Cerco di non lavorare oltre le 2 del mattino. Dormo un po' di ore e poi la palestra per restare in forma. Ma fare serate è fantastico: togliermele sarebbe come privarmi di una parte di me. Mai appendere la cuffia al chiodo". La discoteca è un mondo fuori dal…mondo. Lì le mode nascono e muoiono in una stagione: "Ora c'è un ritorno all'house degli anni '90. La discoteca è energia. I deejay ne trasmettono di più di una rock band: abbiamo un ventaglio più ampio per emozionare. E non credete a chi vi dice che tutti i deejay sono uguali. E’ l’esatto contrario: il deejay fa la differenza".

Una volta, quando Joe T Vannelli ha iniziato, nei strampalati anni ’70, fare il deejay era un gioco. Una forma di volontariato per deliziare gli amici. E le amiche, che ti vedevano sempre bellissimo, sopraelevato al centro della sala. Di solito si lavorava gratis. Oggi i top arrivano a portare a casa anche 50mila euro a serata. Citiamo per tutti David Guetà che fa saltare l’umanità intera con musica più commerciale che di tendenza. In Italia gli emergenti sono Stefano Fontana (21 anni), Alicante (neanche 20) e i Vanelli Bros, ovvero Andrea e Davide (rispettivamente 19 e 21), i figli di Joe: “Sono bravi. E camminano con le loro gambe. Sono un padre severo e attento. Quando ho avuto il sospetto che potessero cadere in giri strani gli ho fatto l’esame del sangue e del capello per capire se utilizzavano sostanze strane. Mi è andata bene. Erano sospetti infondati e sono dei bravi ragazzi". Sono lecite apprensioni di padre. Di un padre che in gioventù ha visto tanti amici alla deriva, alcuni dei quali non sono più tornati. Di una padre che produce dischi fantastici, compilation vibranti e magiche con la sua etichetta JT Company. Di un padre che ha un programma su Radio DeeJay che ti rende schiavo del ritmo. Di un padre che ritma le nostri notti. E che, nonostante quello che dicono i telegiornali, riesce ancora a strapparci un sorriso e regalarci un sogno. Che bello se la vita fosse una immensa discoteca. Dove le tristezze e le miserie umane non entrano. E dove Joe T Vannelli ci fa gioiosamente saltare. Perché come lui afferma: "La musica è l'unica arte che ti fa muovere".

Le tre canzoni che, secondo Joe T Vannelli, hanno fatto la storia della dance

You make me feel di Sylvester



Billie Jean di Michael Jackson

Tutta Madonna