Semplicemente Alberto Patrucco. Nessuna ambizione: "Non ambisco né al pianoforte di Pollini né alla chitarra di Segovia. Ho fatto un disco insieme a un po' di amici". Nasce così, convivialmente,  "Chi non la pensa come noi", disco di debutto di un cabarettista da anni invaghito "grazie a uno zio canadese che me lo ha fatto di Georges Brassens, maestro francese che aveva già fatto innamorare Fabrizio de Andrè: cantato da Faber è di Brassens". Le dodici canzoni dell'album sono state scelte "cercando un giusto equilibrio tra emozioni e razionalità. Ho voluto solo brani che nessuno ha mai fatto propri. Non mi piace la competizione. E comunque chiunque ci ha messo le mani sopra lo ha fatto bene. Brassens riesce a essere sempre ironico e mai scontato. Il suo minimalismo a base di chitarra e contrabbasso è seducente".

Ad accompagnarlo in questa avventura, Alberto Patrucco ha voluto tanti amici. Hanno suonato con lui, tra gli altri, Ellade Bandini e Juan Carlos “Flaco” Biondini, da una vita insieme a Francesco Guccini, Giorgio Conte, Mimmo Locasciulli, Mauro Pagani e Lino Patruno: "Ma non cerco alibi: se suscita emozioni bene, altrimenti la colpa sarà solo mia. Mi piace pensare a questo progetto come a una forma di teatro-canzone. Non sono un analfabeta musicale: con la musica ho iniziato a muovermi nel mondo dello spettacolo. Ho studiato pianoforte per cinque anni e nelle mie serate mi accompagnavo con la chitarra". Poi la satira ha avuto il sopravvento e ha fatto di Patrucco uno dei più feroci "politologi" in circolazione: solo che lui raccontava le verità della politica sfruttando la forza dell'ironia. Ha scritto libri per Mondadori, è stato protagonista a Zelig e Colorado Café. Ha vinto premi e ha divulgatoil pessimismo cosmico. Ora torna alle origini facendo il musicista: "A gennaio parte il tour. Intanto mi godo il momento. Sono felice, penso di avere fatto un buon lavoro”.