Alcune note sparse: sono jazz? Non troppo. Appartengono alla musica contemporanea, abbozzano sfumature progressive, incorporano un pizzico di psichedelia. Sono al limite della provocazione. Ovvero i Chat Noir sono capaci di provocare infinite emozioni insieme, che in musica è una delle caratteristiche che più conta. Nella buona musica. Pianoforte, contrabbasso e in alcuni frammenti sparsi basso elettrico e batteria. Uno standard trio, direbbero gli avventori, eppure con gli standard di confezione e a priori hanno ben poco a che fare. E’ pratica comune dei valenti musicisti raffigurare con pochi tratti interi mondi. Evocare, in qualche modo. E la loro musica evoca. Fa parte di un percorso intenso e calibrato, quello che si spera ogni musicista riesca a enunciare. Molteplici chiavi di lettura possiede questa musica. Ce n’è una che ben risalta. Non praticano gli stereotipi, non rielaborano pezzi altrui, usano materiale proprio. Ecco, nella composizione impiegano sforzi e sapere, si percepisce. All’improvvisazione preferiscono la composizione, non per questo donano meno estro alla materia finale. Per giungere a formulare la teoria del presente si alimentano della storia, intesa come canovaccio, qualcosa da conoscere per poi passare alla demolizione sistematica del concetto di staticità. Dinamismo, sinonimo di crescita personale e culturale. Nelle note dei Chat Noir c’è tutto questo, sono ben calibrate, nessun suono è sprecato, è inserito come una tesserina di un mosaico, come una figurina di un puzzle. Il tasto del pianoforte dal sapore nord europeo, il piatto vibrante, il basso sempre in evidenza nei tempi, loro preferiscono quelli medio lenti, raramente up, in caso di poco up. Musica cinematica e climatica: possiede nel dna quella capacità visionaria, sognante, vibrante che si riscontra nelle sofisticate produzioni di Tord Gustavsen, di Ketjl Bjornstad, di musicisti di un quarto, quinto mondo, per dirla alla Jon Hassell.

Qualche annotazione, infine: Michele Cavallari al pianoforte, Luca Fogagnolo al contrabbasso e basso elettrico, e Giuliano Ferrari alla batteria sono le tre anime di Chat Noir. Non c’è un leader vero e proprio, si scambiano i ruoli, questo più o meno da inizio nuovo secolo, quando si sono incontrati, inizialmente Fogagnolo e Cavallari, e hanno iniziato a lavorare insieme. Di loro si è accorta anche Cristina Comenicini che per La bestia nel cuore ha scelto un loro brano, qui riproposto in una versione dilaniata