Bob Geldof è uno di quei musicisti che si ricordano più per le sue azioni che per le canzoni. Impossibile, ormai, scindere il nome di Geldof dal Live Aid, l’evento che nel 1985 riunì alcuni dei maggiori musicisti mondiali in favore dell’Etiopia, colpita da una terribile carestia. E ancora una volta, Bob lo ha fatto per l’Africa: giovedì 5 febbraio 2009 si è esibito a Milano, al Teatro Dal Verme, in un concerto gratuito a favore di Alliance for Africa. Si sono alternati con lui sul palco Salif Keita, Gino Paoli, Syria, Alexia e Paola Iezzi. Ma l’intesa tra Bob Geldof e Milano non si ferma certo qui, dato che l’artista-attivista è stato scelto dal capoluogo meneghino come testimonial dell’Expo 2015. Prima del concerto, Geldof si è concesso una visita al museo di cimeli di Red Ronnie, il Rock’n’Music Planet (in piazza Duomo a Milano fino al 15 marzo 2009). Il conduttore televisivo ha poi posto alcune domande al musicista, andando ovviamente a toccare l’esperienza del Live Aid e richiamando la passata polemica suscitata dall’assenza di artisti africani sul palco: "E allora? -ha risposto stupito Geldof- L’obbiettivo era raggiungere un’audience più ampia possibile e non c’erano artisti africani così noti. Non era una questione di gusti personali. Il Live Aid e il Live8 erano eventi politici, non culturali". Dati i risultati raggiunti allora, difficile dar torto al pragmatismo di mister Geldof, che spiega così il successo dei suoi eventi: "Il rock’n’roll è la lingua franca del Pianeta". Tornando alle vecchie polemiche di John Lydon, alias Johnny Rotten dei Sex Pistols, e di altri musicisti a proposito del Live Aid e del Live8, Geldof minimizza: "Tutti quelli che non sono stati coinvolti se la sono presa con me". E quando Red Ronnie gli ricorda delle numerose candidature al Nobel per la pace, che però Geldof non ha poi mai vinto, il musicista risponde: "Sei sempre lì lì per farcela…e poi niente. Ma devo dire che hanno fatto sempre le scelte giuste".