di Chiara Ribichini

Una storia d’amore sospesa tra realtà e fiaba. Un grande classico dell’Ottocento capace di far rivivere quell’atmosfera misteriosa che caratterizza molti racconti di quel secolo. Coppélia torna al Teatro alla Scala dopo più di vent’anni d’assenza  nella nuova versione coreografica di Derek Deane, con le scene e i costumi di Luisa Spinatelli e le luci di Jacques Chatelet. Il balletto in tre atti, andato in scena per la prima volta all’Opera di Parigi il 25 maggio del 1870 con la coreografia di Arthur Saint-Leon su musica di Leo Delibes, si ispira al racconto “L’uomo di sabbia”  di E. T. A. Hoffmann.

E’ la storia di una bambola meccanica che fa innamorare di sé Franz, fidanzato della giovane Swanilda. Personaggio chiave della vicenda Coppelius, il giocattolaio “padre” dell’automa, una figura misteriosa, sinistra, che cerca di dar vita alle sue creature. Un tema caro alla letteratura (dal Pinocchio di Collodi al Frankenstein di Mary Shelley), ma anche al cinema (si pensi ai replicanti del film di Ridley Scott Blade Runner) e ad altri balletti di repertorio (ad esempio lo Schiaccianoci). “In molte versioni di Coppelia, Coppelius è rappresentato come un clown. Io ho cercato di far sì che fosse più reale, più umano, quasi tragico”, ha affermato Derek Deane durante l’incontro con il pubblico in “Prima delle Prime” nella sala Arturo Toscanini (appuntamento che prepara gli spettatori alla visione di ciò che sta per andare in scena). Un personaggio eccentrico, intelligente, convinto di poter dar vita a un automa.

Il coreografo inglese ha spiegato che nella sua versione ha cercato di rendere il più possibile leggibile al pubblico la storia di Coppélia. “E’ importante che il pubblico legga il balletto, la storia deve essere chiara. Il mio lavoro è proprio questo: far capire la storia, renderla chiara”. Deane, che si definisce uno storyteller, fa parte del filone del balletto narrativo che ha avuto grande fortuna in Inghilterra (si pensi a Kenneth MacMillan o a Frederick Ashton). Il suo lavoro di “narratore” parte dalla musica: “La storia è scritta nella musica, che è il centro della coreografia. Ogni personaggio è caratterizzato musicalmente. Swanilda è veloce, allegra, come un bicchiere di champagne.  Coppelius è sempre accompagnato sul palco, invece, da una musica misteriosa”. Nella sua Coppélia Derek Deane ha voluto mantenere una chiave romantica, non gotica, come mostrano gli splendidi costumi di Luisa Spinatelli. La contadina vestita in tulle è infatti molto romantica.
“Il tulle diventa concreto con una luce da davanti, evocativo e magico con una luce da dietro”, spiega Deane. E proprio la luce ha un ruolo chiave nella sua coreografia. Nel I e nel III atto c’è una grande luminosità; al centro della scena la piazza cittadina e le campagne della Galizia. Il II atto si svolge invece nel laboratorio di Coppelius, il giocattolaio. Ed ecco che la luce diventa più cupa.  

La danza di Derek Deane è ricca di piccoli salti e veloci passi sulle punte. Protagonisti del debutto e delle prime repliche (Coppéia sarà in scena al Teatro alla Scala fino al 5 marzo) due danzatori ospiti: Paloma Herrera, principal dell’American Ballet Theatre, e Friedemann Vogel, tra i principali danzatori dello Stuttgarter Ballet. La Herrera è una Swanilda ironica, con una tecnica solida e giri impeccabili. Vogel, alto e filiforme, spicca per i suoi salti leggeri. Intorno a loro il corpo di ballo del Teatro alla Scala, in cui si distinguono le sei amiche di Swanilda. Irresistibile nel ruolo di Coppelius Gianni Ghisleni.
Il pubblico è entusiasta e divertito da quella che il grande corografo del Novecento George Balanchine definiva la grande commedia. “Se Giselle è la grande tragedia, Coppélia è la grande commedia. Sono due grandi storie d’amore sospese tra realtà e fantasia. Ma, a differenza di Giselle, in Coppélia c’è il lieto fine”