di Fabrizio Basso

Tornano i Depeche Mode. Nel 2005 uscì Playng the Angel che li portò sulla via della sperimentazione, ora arriva Sounds of the Universe che esplora sonorità varie ma con una ben marcata nota vintage, figlia dei molti strumenti che la band ha acquistato negli ultimi tempi, soprattutto su e-bay, e che quotidianamente giungevano in studio. L'album esce il prossimo 17 aprile ed è preceduto dal singolo Wrong. L'attesa è alta anche perché le loro sperimentazione in Playng the Angel hanno comunque venduto, solo in Italia, 180mila copie. Abbiamo incontrato Dave Gahn, Martin Gore e Andrew Feltcher a Milano, dove hanno fatto tappa per raccontare la nuova avventura discografica e per ribadire gli appuntamenti del 16 giugno allo stadio Olimpico di Roma e del 18 a Milano San Siro per due concerti che si avviano al tutto esaurito e si preannunciano epocali.
Cosa è cambiato nella vostra musica dal 2005 al 2009?
"Restiamo fedeli al nostro sound anche se innoviamo. Ci piace credereche stiamo creando un qualcosa di moderno. Abbiamo iniziato a lavorare all'album a fine 2008. Ognuno ha portato in dote le sue idee. Sounds of the Silence è stato un disco facile da registrare, le idee si sono poste subito in fila. Ora ci stiamo prepranado per il tour”.
Il disco vira in tut'altra direzione rispetto a Playng the Angel
"Dopo un excursus di sperimentazione ci siamo concentrati su un album vario per suoni e generi che nasconde suggestioni soul e spiritual. Inoltre siamo ricorsi a strumenti vintage e questo incide sul suon. In particolare siamo ricorsi a sintetizzatori della prima generazione: è pieno di suoni vecchi e quindi più caldi e naturali. Non solo il sintetizzatore è vintage ma anche le chitarre".
Dave Gahn è anche autore. Un lavoro recente per il frontman della band.
"Prima stavo in tribuna o negli spogliatoi. Ora mi portano in panchina e sono pronto a giocare gli utlimi dieci minuti. Mi viene naturale comporre per il gruppo dopo che l'ho fatto anche per me. Martin Gore mi ha aiutato e suggerito ed è stato sorprendente ascoltare come era diverso il risultato finale".
Si parla molto di peccato e redenzione nei testi, come già accaduto in passato.
"Vero ma non c’è alcun riferimento alla Bibbia. Comunque il disco ha una sua spiritualità”.
Sounds of the Universe esce per Emi, una major in affanno che di recente è stata abbandonata da corazzate quali Radiohead e Rolling Stones. Voi le avete confermato fiducia
"Il mondo dell’industria discografica muta in un batter di ciglia. La Emi sta uscendo dalla crisi. Certo, abbiamo anche valutato l'ipotesi di gestirci da soli poi abbiamo deciso di siglare un contratto per un solo album, poi si vedrà.
Il tour è imminente e l’attesa è alta.
"L’impatto è determinante. Andremo negli stadi. C'è chi afferma che i nostri suoni non sono da grandi spazi: anche Madonna non è proprio rock eppure negli stadi è straordinaria. Un grande show è sempre emozionante. Collaborerà con noi Anton Corbijn che si occupa dei video e delle luci".
Corbijn è l’autore di Control, il film sulla vita di Ian Curtis, il leader dei Joy Division. Vi piacerebbe che girasse una film su di voi?
"Siamo felici che sia riuscito nell’impresa, non è stato facile, alcuni finanziatori si sono ritirati. Ora è così esausto che fatica a godersi il successo. capita anche a noi: la frenesia non ti fa assaporare la quotidianità. Se lavorasse a un progetto sui Depeche Mode vorremmo essere impersonati da Al Pacino, Kate Blanchet e Kate Winslet". E giù una sonora risata.
Ridono pure quando ascoltano Hilary Duff che in Reach Out ha campionato alcuni suoni della loro Personal Jesus
"Il mondo esterno è difficile. Comunque l’abbiamo sentita: è un grande amore! Resta il fatto che il rapporto col mondo esterno è mutato. Ci sono molti più ascoltatori, sono state stravolte le tecniche di registrazione. E' più facile fare dischi ma non sempre è un bene".