di Fabrizio basso

Biagio Antonacci riparte. Questa volta nei palazzetti. Calato il sipario sul tour teatrale, torna l’animale da palcoscenico che abbiamo conosciuto nell’ultimo decennio. Risale infatti a due lustri fa la sua ultima tournée nei teatri. Poi solo rock ed energia. Questo adrenalico viaggio è scattato a Padova venerdì 13 marzo 2009 e termina a Milano il 9 aprile 2009. Proprio a Padova, poco prima del concerto, lo abbiamo incontrato. Per sapere di più di questo tour (abbiamo assistito anche al concerto, ndr) e del suo futuro. Che prevede un disco di inediti dove, oltre ai sentimenti, scandaglierà la vita quotidiana, nei suoi lati belli e in quelli meno belli.
Quale Biagio Antonacci sta per apparire?
“Non rinnego i sentimenti ma non di solo quelli tratterò. Parlerò di come si vive oggi. Racconterò, dal mio punto di vista, le difficoltà di un uomo e di una madre. Mi soffermerò sull’importanza dell’onestà nei rapporti tra uomo e donna. Ma anche tra amici. Nei rapporti interpesonali”.
Dal palco che Italia si vede?
“Quando canto e osservo il pubblico traspaiono solo gioia e melanconia: una canzone può far sorridere o piangere. Che c’è crisi, che la gente soffre lo capisco dai messaggi che mi giungono via mail o sul mio sito. Una volta mi confidavano vicende personali ora scrivono che manca il lavoro, che non è un problema vedere la fine del mese. Una persona che non conosco mi ha perfino chiesto dei soldi”.
Ecco spiegato perché il prossimo disco, la cui uscita è prevista nei primi mesi del 2010, sarà diverso da tutti i precedenti.
“Richiede tempi più lunghi perché voglio sia più intenso e con più canzoni. Necessitavo di una dose ulteriore di energia per codesto lavoro e il palco era il luogo perfetto per raccoglierla. Il tour intimo nei teatri è stata una esperienza meravigliosa, che mi mancava da tempo, ma nei teatri latita un po’ l’energia. Ma ciò non toglie che sia una esperienza magica: ho messo in scaletta alcuni pezzi vecchi e la gente li cantava, con mio stupore. Ho avuto la conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che ho un pubblico preparato. Inoltre mi sono scoperto ironico e auto-ironico. I silenzi che solo un teatro sa donare mi hanno fatto comprendere che in futuro quella potrebbe essere la mia dimensione ideale. Ma in futuro, ora mi occorre energia”.
E questo tour dall’anima rock è davvero tirato. Esasperato.
“Era dai tempi di che non mi proponevo così spudoratamente rock. Sul palco porto soltanto chitarra, basso e batteria. Oltre a me. Ho riarrangiato i brani e quelli che erano già abbondantemente vestiti di rock lo sono divenuti ancora di più. In questo periodo nella mia vita rock è sinonimo di energia. Queste 19 date, che ho voluto singole per ogni città nonostante alcune siano già sold out e si poteva puntare a una replica, sono scevre di effetti speciali. Mi accompagna, in ogni data, un coro di circa 120 fan posizionato alle mie spalle. Sono scelti tramite un concorso di RTL 102.5 e quando rimango solo sul palco, protetto solo dal mio pianoforte, mi supprotano in , e . Da spettatore avrei pagato per essere al loro posto, per avere la stessa visuale dell’artista”.

Il concerto. A scaldare la folla, qualora ce ne fosse bisogno, le note violente di We will rock you dei Queen. Poi si presentano sul palco i musicisti: Saverio Lanza alla chitarra, Fabrizio Morganti alla batteria e Mattia Bigi al basso. Biagio Antonacci emerge pochi secondi dopo sulle note di “Lascia stare”. Indossa una maglietta grigia e un pantalone gessato. Il tutto porta la firma di Giorgio Armani. Ancheggia, vibra, infiamma gli ormoni femminili. Riporta finalmente dal vivo che in alcuni momenti è un talking e gli permette il primo contatto col coro di RTL 102.5. La folla lancia peluche, collane e lui raccoglie. Gli allungano un libro e lo autografa. C’è qualcuno, baciato dalla fortuna, che riesce ad allungargli un biglietto: lo legge e lo pone in tasca. Forse non avrà mai una risposta ma il solo fatto che sia piovuto nelle sue mani è motivo di indicibile soddisfazione. Ci sono tutti i suoi successi. Fa “Il cielo ha una porta sola” con una chitarra tricolore. “Angela” è una corsa costante nei due bracci che lo portano nel cuore del suo pubblico: c’è un cono di luce che lo illumina. Sembra un semidio. E’ di un rock che più rock non si può “Tra e e il mare” (nel frattempo si è preso una pausa e ha sostituito la maglietta con una candida camicia bianca, ndr). Sembra un haitiano tarantolato in “Non è mai stato subito”. Non si ferma: se il rock ha un demone protettore, Antonacci lo custodisce dentro di se e quando attacca “Iris” ne diventa la quintessenza. E’ al bongo in “Quanto tempo ancora”. Invita a cantare “Sognami” non “col cuore né con l’anima ma con lo stomaco, col diaframma”. Emoziona con “Fiore” che è “la prima canzone in assoluto che ho registrato”. Qualcuno riesce ancora a restare seduto ma per Biagio Antonacci è inconcepibile: e allora quando è il momento di “Pazzo di lei” ordina a tutti di ballare. Con “Convivendo”. La serata termina. A gran voce viene invocato sul palco è lui non si lascia pregare più di tanto. Saluta con “Aprilia” e “Liberatemi”. Sfinito ma felice.