di Marco Agustoni

Come fare per mettere in piedi un tour mondiale che tocchi le principali città del pianeta, da Tokyo a Città del Messico, con una distanza media tra le varie tappe di 3000 km, senza essere schiacciati dagli esorbitanti costi di trasporto e di gestione? Semplice: è sufficiente affittare un Boeing 757, caricarci  tutto quanto lo staff, gli strumenti e il materiale scenico e farlo pilotare da un membro della band. Questo è quanto hanno fatto nel 2008 gli Iron Maiden, leggende dell'heavy metal britannico, nel loro Somewhere Back in Time Tour, che li ha portati a percorrere oltre 60.000 km nell'arco di 45 giorni a bordo del loro Boeing Ed Force One (dal nome della mascotte-zombi della band, Eddie), capitanato dal cantante nonché esperto pilota di aerei Bruce Dickinson. Con tanto di hostess con indosso le magliette del gruppo.

L'incredibile storia di questo tour è raccontata in Iron Maiden: Flight 666,  che sarà proiettato in anteprima in numerose sale cinamtografiche il 21 aprile, in occasione del Maiden Day. Il divertente documentario mostra senza mai annoiare come i Maiden siano riusciti nell'impresa di suonare in location altrimenti irraggiungibili, riproponendo i brani classici del loro repertorio, da The Number of the Beast a Fear of the Dark. Contando che oramai i membri della band, da Steve Harris a Nicko McBrain, hanno superato tutti quanti i 50 anni, e considerando le problematiche legate al continuo jet-lag, alle infezioni intestinali e all'assenza di ossigeno nelle città d'alta quota, l'impresa assume connotati ancora più epici.

Al di là dello sforzo organizzativo dietro il tour, stupisce l'accoglienza che i fan, compresi i più giovani, hanno riservato agli Iron Maiden in tutto il mondo. È così un piacere scoprire che anche dove non te lo aspetteresti mai - ad esempio in India, a Mumbai, data iniziale del tour - è pieno di metallari pronti ad andare in delirio per la musica di Dickinson e soci. O che persino nello sperduto Costarica ci sono ragazzi che si divertono a fare headbanging alzando pollice, indice e mignolo. O ancora vedere gli Iron Maiden letteralmente sotto assedio da parte dei loro fan nei paesi dell'America Latina, compresa una militarizzata Colombia, dove migliaia di ragazzi hanno campeggiato per più di una settimana sul luogo del concerto e si sono sottoposti a umilianti controlli da parte dell'esercito pur di non perdersi quello che era per loro lo show della vita.

Dall'adrenalina dei concerti si passa poi alla "vita di tutti i giorni" della tournée, e qui si scopre che gli Iron Maiden sono dei rispettabili signori con la testa a posto (e alle volte con figli al seguito), magari un po' eccentrici ma di sicuro molto meno spocchiosi di tanti loro colleghi. Li si vede addirittura giocare a golf o a tennis come i loro coetanei dai capelli corti. E si capisce che questi sei musicisti britannici hanno a cuore il metal e i propri fan e, soprattutto, non si prendono troppo sul serio. Tanto che dopo oltre un'ora di chitarre e batteria il documentario si conclude sulle note della scanzonata Always Look on the Bright Side of Life del Monty Python Eric Idle.

Guarda il trailer di Iron Maiden: Flight 666